di Luca Celada
Il Manifesto, 18 luglio 2025
La testimonianza di Gabriel Valladolid, bracciante agricolo. “In questi giorni si raccoglie la lattuga. Un lavoro che spezza la schiena, non si ferma mai. Chi di voi con la previdenza sociale lo farebbe con questo caldo? Nessuno, ve lo dico io”. All’annuncio dello sciopero parliamo con Gabriel Valladolid, sulla cinquantina, scarponi da lavoro sporchi di fango (“ne vado orgoglioso”). Ci racconta i suoi 35 anni nei campi, la sua storia, antica come la terra riarsa dal sole della Central Valley, il paniere che sfama mezzo paese. La pianura che da sopra Sacramento scende fin sopra Los Angeles, 500 km irrigati intensivamente che sono la regione agricola più produttiva del paese.
Durante la conferenza stampa lo abbiamo visto svuotare una sporta davanti ai giornalisti da cui sono usciti una dozzina di plichi, ognuno contrassegnato da un anno. Gabriel ha portato le sue dichiarazioni dei redditi per sbugiardare la narrazione per lui più oltraggiosa, quella che dipinge la sua gente come scansafatiche a carico dello stato. Abbiamo raccolto la sua testimonianza.
“Sono arrivato qui nel 1990 e ho sempre lavorato nei campi. Potete guardare, controllate pure, 2010, 2013, 2011, 2017, anno dopo anno dopo anno. E se leggete, ogni anno mi trattengono 2.700, 3.500 dollari perché non ho persone a carico. Sono un lavoratore single, e in più non appena ricevo l’assegno, mi prendono un’altra fortuna. E sono soldi che non rivedrò mai più. Non potrò andare in pensione. Per me non ci sono festività. Lavoro il 4 luglio, il 1° maggio, il Labor Day, il Memorial Day, il Veterans Day.
Il lavoro agricolo è mal pagato. Se pensate che un cittadino americano vada a raccogliere i raspi d’uva, pagati 25 centesimi l’uno… In questi giorni si raccoglie la lattuga, andate a vedere , la lattuga è dappertutto. Un lavoro che spezza la schiena, non si ferma mai. La sera escono distrutti. Chi di voi con la previdenza sociale, con un permesso di lavoro, lo farebbe con questo caldo? Nessuno, ve lo dico io. E allora perché ci chiamano criminali e dicono che siamo qui per rubare? Non siamo venuti per rubare. Abbiamo pagato per essere qui, abbiamo pagato. Ecco le tasse. Ho fatto le mie dichiarazioni (dei redditi, ndr) per 20 anni e senza ricevere alcun sussidio, nessun sussidio. Mai. Più di 20 anni senza ricevere un solo giorno di disoccupazione.
Controlla pure, puoi guardare il 2023, il 2024, il 2016. Ho quello del 2019, quello della pandemia. Ecco quello della pandemia. Ho lavorato per tutta la pandemia, tre miei colleghi sono morti, ho dovuto vederli morire. Sapete cosa? A noi braccianti hanno dato un pezzettino di carta che diceva che se la polizia ci avesse fermati, ci avrebbero lasciato andare, sapete perché? Perché uscivamo a raccogliere frutta e verdura. Durante la pandemia, quando mai vi è mancata l’insalata? Quando siete rimasti senza pomodori? I raccolti non si sono mai fermati. Sono ingrati. Come mai vengono da noi 4, 5 anni dopo e ci dicono che siamo dei criminali? Potevano dircelo durante la pandemia, invece allora ci chiamavano ‘essenziali’.
Con i raid dell’Ice la mia comunità si stente perseguitata, spaventata. Molte persone non vanno a lavorare perché non sanno se saranno i prossimi. È per questo che siamo qui, è per questo che lanciamo il nostro appello. E non solo ai braccianti agricoli. Io lavoro nei campi ma l’appello è per tutti. Ci rivolgiamo agli influencer, agli artisti, che si uniscano a noi, che abbiano empatia, che si rendano conto che stanno violando i nostri diritti umani, i diritti civili. Ci sono persone scomparse, questa è la realtà. A Camarillo è appena morta una persona.
Noi qui abbiamo una storia; la California è la quarta o quinta economia al mondo. Guardati attorno e ti rendi conto che qui intorno c’è tutta una comunità latina. Guarda dietro di me, guarda avanti, guarda di lato. Siamo noi immigrati, siamo dappertutto. È una politica folle proprio perché questa nazione è stata costruita dagli immigrati. Io sono un nativo americano, i miei antenati sono nati in America, il mio Dna è americano, sono americano, non ho attraversato l’oceano, non vengo dall’Europa, vengo dall’America, sono americano, nativo americano, i miei nonni sono americani. La mia famiglia in Messico vive bene. Per loro devo fare questo sacrificio. Anche se a volte mi chiedo che valore può avere? Ho appena perso mio padre. Non ho potuto dirgli addio perché ho dovuto prendere la decisione tra restare e dirgli addio. Non sarei potuto tornare. È un sacrificio enorme e il prezzo che paghiamo è molto alto. Basta. Non possiamo permettere che ci abusino così. I nostri figli sono confusi. La generazione no sabo (i figli oriundi, ndr) è confusa, e questo è pericoloso. Perché quella generazione, i bambini che sono venuti qui a 3, 4 anni, non hanno visto nessun altro paese se non questo. La loro cultura è questa. Le loro amicizie sono queste. Le loro radici ora sono queste. Ma cosa succede quando vedono i loro genitori perseguitati e arrestati come se fossero criminali? Reagiscono e tirano pietre. È una reazione normale di un figlio proteggere la madre, il padre. Quindi, quello che succede poi è che possono essere arrestati. Ecco perché è molto importante per noi fare questa battaglia prima che i nostri figli facciano qualcosa del genere. Perché la loro reazione è diversa dalla nostra”.











