Il Dubbio, 20 agosto 2026
Condannato nel 1950 per omicidio, si era sempre proclamato innocente. Per otto volte sfuggì all’esecuzione, poi la pena fu commutata. Francis Clifford Smith è morto a 101 anni dopo aver trascorso complessivamente circa settant’anni dietro le sbarre per un omicidio del quale si era sempre dichiarato innocente. Considerato il detenuto più anziano degli Stati Uniti e quello con la più lunga detenzione scontata, è deceduto lo scorso giugno nel centro sanitario del Connecticut destinato all’assistenza dei reclusi anziani, dove era stato trasferito nel 2020.
La sua vicenda, ripresa dalla Bbc, attraversa tre quarti di secolo di storia penitenziaria americana: una condanna a morte, otto esecuzioni fissate e sospese, la commutazione della pena nell’ergastolo e una vecchiaia trascorsa sotto il controllo dello Stato. Sullo sfondo restano i dubbi mai completamente dissipati sulla sentenza che lo privò della libertà quando aveva appena 25 anni.
La condanna a morte e le otto esecuzioni sospese - Smith era stato condannato nel 1950 per l’uccisione del guardiano di uno yacht club. Era stato arrestato insieme a un altro uomo, che successivamente aveva testimoniato contro di lui. L’imputato aveva respinto l’accusa e continuò a proclamarsi innocente per tutta la vita. Gli interrogativi sulla sua colpevolezza emersero già negli anni immediatamente successivi al processo. Persino uno dei poliziotti che lo avevano interrogato dopo l’arresto dichiarò in seguito di essersi convinto della sua innocenza. Quei dubbi, tuttavia, non condussero alla cancellazione della condanna. Rinchiuso nel braccio della morte, Smith vide fissare per otto volte la propria esecuzione. In ciascuna occasione i suoi difensori riuscirono a ottenere una sospensione, talvolta all’ultimo momento. Nel 1954 la pena capitale fu infine commutata nell’ergastolo. Per Smith non arrivò però alcun riconoscimento giudiziario dell’innocenza: la sentenza rimase in piedi e la sua vita continuò a essere scandita dal carcere.
L’evasione, la libertà condizionale e il ritorno in cella - Nel 1967 Smith riuscì a evadere, ma fu catturato dodici giorni più tardi. Nel 1975 ottenne la libertà condizionale, interrompendo temporaneamente una detenzione che durava da un quarto di secolo. La permanenza fuori dal carcere durò soltanto dieci mesi. Smith venne nuovamente arrestato per un piccolo furto e per il possesso di un’arma, perdendo il beneficio e tornando in cella. Solo nel 2020 gli fu concessa la libertà vigilata. Il provvedimento non coincise però con un autentico ritorno alla vita libera: ormai molto anziano, Smith venne trasferito in una struttura sanitaria del Connecticut dedicata all’assistenza dei detenuti. È lì che è morto cinque anni dopo.
Le prigioni americane e l’aumento dei detenuti anziani - La morte di Smith riporta al centro il progressivo invecchiamento della popolazione carceraria statunitense e le conseguenze delle pene di durata estrema. Prigioni progettate principalmente per custodire persone giovani o adulte devono ormai confrontarsi con detenuti affetti da patologie croniche e bisognosi di assistenza continuativa. Secondo Stephanie Prost, ricercatrice dell’Università di Louisville, la presenza di persone molto anziane è diventata una realtà diffusa nelle carceri americane. Uno studio pubblicato nel 2025 ha rilevato che il numero dei detenuti con più di 55 anni è cresciuto di quasi il 400 per cento tra il 1991 e il 2021.









