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di Vincenzo Voltarelli

L’Espresso, 7 ottobre 2025

Umberto Eco, nella sua Bustina “Impiccagione in diretta, ora di cena”, immagina come sia assistere, con i propri occhi, al momento in cui un detenuto esala il suo ultimo respiro. Chissà cosa ha provato Prometeo, il titano incatenato ed esposto alle intemperie più turbolente. È stato Zeus a imprigionarlo, accecato dalla rabbia per un furto imperdonabile: Prometeo ruba il fuoco agli dei per consegnarlo agli esseri umani, affinché possano vivere degnamente. Chissà cosa prova un condannato, scorgendo una sedia o una corda in grado tanto di torturare quanto di uccidere. Umberto Eco, nella sua Bustina “Impiccagione in diretta, ora di cena”, immagina come sia assistere, con i propri occhi, al momento in cui un detenuto esala il suo ultimo respiro. 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il 26 settembre scorso, ha firmato un ordine esecutivo che permette al dipartimento di Giustizia di eseguire condanne a morte nel territorio di Washington DC. “Una pena capitale per la capitale”, ha dichiarato il capo di Stato. A questo punto, dovremmo provare a immergerci realmente all’interno del fenomeno: immaginiamo di osservare Prometeo, guardandolo negli occhi mentre si contorce dal dolore, sentendolo urlare mentre l’aquila mandata da Zeus divora il suo fegato, mentre il suo petto viene squarciato e il becco freddo ne dilania pezzo dopo pezzo la carne, staccandola dal suo corpo. Prometeo non muore ma, ricomponendosi durante la notte, permette all’aquila di ricominciare il giorno dopo, condannandolo in eterno. 

Eppure, sentiremo qualcuno sostenere che, per chi commette crimini imperdonabili non esiste altra soluzione: anzi, si è fin troppo clementi a concedere la morte al posto della sofferenza. Trump ha affermato che il provvedimento nasce a fini preventivi, ed è pensato per chi commette un omicidio, come chi uccide un membro delle forze dell’ordine. Tralasciando l’illusione secondo la quale la pena di morte scoraggi qualcuno dal commettere un grave crimine, crediamo di estirpare ciò che condanniamo rendendolo legale. 

D’altronde, la storia ha insegnato come moltiplicare la violenza abbia portato, alla lunga, a cancellarla. Uno come Prometeo è stato ingiustamente punito, mentre qui si vuole condannare dei reali delinquenti. Tuttavia, anche se stessimo parlando dei peggiori demoni che popolano la terra, cosa succederebbe se seguissimo ciò che afferma Eco? Devono vedere. Chi difende la pena di morte deve guardare il condannato, continuando a sostenere i propri ideali mentre il prigioniero strepita. 

In diretta televisiva, possibilmente a ora di cena, in modo che la sedia elettrica sfrigoli mentre “sul fornello di casa scoppiettano le uova al burro”. Mentre, circondati dai propri figli, spieghino loro che è fatto per la sicurezza di tutti noi, per sradicare la barbarie dal Paese. Una chiara lezione per grandi e piccini: per annientare il male è necessario ripeterlo. 

La procuratrice generale Pam Bondi ha aggiunto che la volontà del governo è quella di estendere la pena di morte nuovamente in tutti gli Stati Uniti (adesso in vigore in 27 Stati su 50). Allora, come scrive Eco, “è in questione il senso, il valore della vita umana, e della giustizia. Quindi non facciamo storie. Se tu sei per la pena di morte, devi accettare di vedere il condannato che scalcia, erutta, bolle, sussulta, tossisce, rende l’animaccia a Dio. Nel passato erano più onesti, compravano i biglietti per assistere al supplizio, e godevano come matti. Anche tu, che sostieni la suprema giustizia della pena di morte, devi ‘godere’: mangiando, bevendo, facendo il cavolo che vuoi, ma non puoi fare finta che questo non esista, mentre ne sostieni la legittimità”. 

In tutto questo, diamo per scontato un aspetto: che laddove la libertà di parola sta diventando, giorno dopo giorno, un diritto sempre più fragile, la pena di morte sarà riservata nel tempo esclusivamente ad assassini, stupratori e terroristi. La qualità di una democrazia si misura anche e soprattutto dal modo in cui si relaziona alle proprie carceri, dalla forza di rimanere garantista persino nelle ore più buie. Altrimenti, fra tanti diavoli che manderemo all’Inferno, prima o poi finiremo per torturare anche un Prometeo, sgretolando in petto la democrazia pezzo dopo pezzo: stavolta non all’alba dei miti, ma a ora di cena.