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di Maria Laura Rodotà

La Stampa, 5 luglio 2022

“Pochi giorni fa applaudivano la Corte Suprema, sul diritto di portare un’arma. Ora giustificano i poliziotti che hanno sparato 60 volte contro Jayland Walker perché, forse, portava un’arma”. Lo ripetono i non-conservatori, non-repubblicani, non-pro armi sui social; l’obiezione vale per tutti gli Stati Uniti. Nell’Ohio è un po’ peggio. Da qualche mese i cittadini, che già potevano portare “concealed weapons”, armi celate in tasca, alla cintura e Dio sa dove, ora possono farlo senza un permesso. E hanno il diritto - ne aveva diritto anche Walker - di non dire alla polizia se sono armati e perché. Ora poi gli Ohioans possono legalmente acquistare “coltelli a gravità, coltelli a serramanico, coltelli a molla” e tenerli addosso senza essere disturbati.

“È un gran giorno”, ha detto Doug Ritter del gruppo Knife Rights per i diritti dei coltelli. Ritter è bianco, di mezza età, armato fino ai denti al netto delle lame, e come milioni di poliziotti e civili bianchi di mezza età ha un’idea “originalist” dell’America e dei diritti. E sarebbe: l’America, 250 anni fa come oggi, è di noi maschi bianchi eccetera, gli altri devono stare al loro posto. Dall’elezione di Donald Trump in poi sentono di poterlo dire apertamente. I sostenitori dei diritti di lame e proiettili, da allora, hanno preso il Partito repubblicano isolando i mollaccioni, reso le loro teorie complottiste oggetto di dibattito, visto frange estremiste ma non più tanto assaltare il Campidoglio. Si sentono più forti dopo una sentenza della Corte Suprema che bocciava una legge di New York che limitava il porto d’armi. E si sentono, come quasi tutti ora in America, all’inizio di una guerra civile. E così alcuni di loro, in divisa, sette bianchi e un nero, hanno pensato di vedere una pistola nell’auto di un giovane afroamericano non specchiato, e quando è scappato hanno sparato tutti. Il video fa spavento, sembra una battaglia, è un attacco furioso a un unico bersaglio.

I poliziotti hanno detto di aver provato a usare i taser. Il sindaco di Akron (un tempo capitale degli pneumatici, ora capoluogo di oppioidi, eroina e fentanyl, veri responsabili del genocidio bianco nel Midwest) ha dichiarato lo stato di emergenza. Si sono viste le scene rituali, i dimostranti arrabbiati, la polizia in assetto antisommossa. Ma parecchio è cambiato dall’estate del 2020, dalla mobilitazione nazionale dopo l’assassinio di George Floyd. I fondatori di Black Lives Matter non sono più eroi, decine di milioni di dollari raccolti sono spariti dai bilanci, alcune ville in California sono apparse a loro nome. E l’opinione pubblica, la cittadinanza attiva, gli indignati dei social sono stanchi, sopraffatti da cattive notizie e brutte sentenze. E nell’Ohio, negli stessi giorni, hanno sparato sessanta volte a un venticinquenne per non farlo scappare, e hanno vietato di abortire a una bambina di dieci anni. Sembrano episodi emblematici dell’estate americana 2020, se ne temono altri, anche peggiori.