di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 15 novembre 2025
Dall’inizio del 2025 negli Usa è iniziato un programma di deportazioni di massa. Le operazioni si svolgono ovunque. Dai dati ufficiali a fine settembre risultavano detenute presso la Immigration and Customs Enforcement (Ice) 59.762 persone, di cui il 71,5% non aveva alcuna condanna penale. Altre 181.210, famiglie e singoli individui, risultavano ufficialmente sotto controllo nel programma Alternatives to Detention (Atd). A fine ottobre risultavano deportate più di 527.000 persone, mentre circa 1,6 milioni avevano lasciato gli Usa formalmente in modo volontario.
Fin dall’inizio di questo piano, Papa Francesco, con uno dei suoi ultimi atti, era intervenuto con una lettera ai vescovi Usa in cui ammoniva che “ciò che viene costruito sul fondamento della forza e non sulla verità riguardo alla pari dignità di ogni essere umano incomincia male e finirà male”. Il suo intervento si fondava sul Vangelo: “Gesù Cristo, amando tutti di un amore universale, ci educa al riconoscimento permanente della dignità di ogni essere umano, senza eccezioni”. In questi mesi Papa Leone XIV ha rilanciato più volte questo messaggio. Il 23 ottobre, al quinto incontro mondiale dei movimenti popolari, riferendosi a tutto il mondo ha spiegato: “Si stanno adottando misure sempre più disumane - persino politicamente celebrate - per trattare questi “indesiderabili” come se fossero spazzatura e non esseri umani. Il cristianesimo, invece, si riferisce al Dio amore, che ci rende fratelli tutti e ci chiede di vivere da fratelli e sorelle. Allo stesso tempo, mi incoraggia vedere come i movimenti popolari, le organizzazioni della società civile e la Chiesa stiano affrontando queste nuove forme di disumanizzazione, testimoniando costantemente che chi si trova nel bisogno è nostro prossimo, nostro fratello e nostra sorella. Questo vi rende campioni dell’umanità, testimoni della giustizia, poeti della solidarietà”.
Ora arriva un nuovo segnale. I vescovi Usa si sono riuniti per l’Assemblea Plenaria d’Autunno, in cui hanno eletto nuovo presidente della loro Conferenza episcopale l’arcivescovo di Oklahoma City Paul Coakley, e nuovo vicepresidente il vescovo di Brownsville (Texas) Daniel Ernesto Flores. In tale occasione i vescovi degli Usa hanno pubblicato un Messaggio Speciale per far sentire, uniti, la loro voce. È la prima volta da dodici anni che i vescovi Usa fanno ricorso a questa forma particolare di intervento. Si oppongono alla deportazione indiscriminata e di massa delle persone. Pregano per la fine di una retorica disumanizzante e della violenza, sia contro i migranti sia contro le forze dell’ordine. Ribadiscono che la dignità umana e la sicurezza nazionale non sono in conflitto e sono possibili se le persone di buona volontà collaborano. Spiegano che la preoccupazione della Chiesa per il prossimo, compresi i migranti, proviene da Cristo e dal suo comandamento di amore. Mossi da questo amore, si rivolgono direttamente alle persone migranti, dicendo: “Non siete soli!”. I vescovi hanno anche diffuso un video con i propri volti, in cui spiegano il messaggio.
In questo momento storico così difficile, la Chiesa mostra che l’amore ha un altissimo valore politico e che da questo amore nasce la speranza. Da mesi negli Usa alcune diocesi avevano iniziato a formare squadre per accompagnare le persone migranti convocate alle udienze per le deportazioni, gesto concreto di fraternità. Poteva sembrare ingenuo e inutile. Il mese scorso il vescovo di San Diego, Michael Pham, e referenti dei movimenti popolari e delle parrocchie hanno scritto un testo articolato, in cui hanno spiegato perché lo fanno e hanno invitato tutti ad avere fiducia e sperare con loro. In queste settimane, il numero di persone che si uniscono al loro servizio di fraternità ha continuato a crescere. Ora sono intervenuti tutti i vescovi Usa, uniti. La speranza, quando nasce da questo amore, può davvero cambiare la storia.











