di Arianna Farinelli*
La Repubblica, 16 aprile 2020
Gli Usa hanno la popolazione carceraria più grande del mondo, due milioni e mezzo di persone. L'emergenza ha convinto le autorità a liberare parzialmente il carcere di Rikers Island. Qui il numero di positivi è sette volte superiore a quello registrato in città. I positivi vengono isolati. Gli altri condividono spazi angusti. La pandemia non è democratica e non colpisce tutti allo stesso modo. Soprattutto in una città come New York il virus distingue per età, sesso, occupazione, colore della pelle, codice di avviamento postale, reddito e fedina penale. I quartieri con più decessi sono anche i più multietnici, quelli più densamente popolati e con il maggior numero di persone sotto la soglia di povertà. Il distanziamento sociale non è un privilegio per tutti e oggi le persone più a rischio sono i detenuti.
Il Board of Correction di New York ha raccomandato la liberazione di circa duemila reclusi per rallentare la diffusione del contagio. Micheal Tyson è morto per il coronavirus il 6 aprile scorso. Aveva 53 anni e diverse patologie. Era tornato in carcere a Rikers Island per aver violato la libertà vigilata. Di Micheal mi racconta Gabriella Ferrara, una giovane avvocatessa di 30 anni di origini italiane che lavora per la Legal Aid Society, una organizzazione non governativa che difende gli indigenti.
Le chiedo anzitutto perché una laureata alla Georgetown University decida di dedicarsi agli indigenti invece di lavorare in un ricco studio legale di Manhattan. Gabriella mi risponde che ha deciso di studiare legge anni prima per tentare di rendere il sistema giudiziario americano più giusto. Gli Stati Uniti hanno la popolazione carceraria più grande del mondo con due milioni e mezzo di persone. La maggioranza dei detenuti è di origini afroamericane e ispaniche, malgrado questi gruppi etnici rappresentino solo il 12 e il 18 percento rispettivamente della popolazione totale.
Delle prigioni americane mi sono occupata a lungo mentre lavoravo alla stesura del mio primo romanzo. Dai miei studi ho imparato che l'alta concentrazione di minoranze etniche ha radici storiche profonde. È il risultato di un sistema giudiziario che per anni ha permesso la pratica dello stop and frisk, letteralmente ferma e perquisisci, soprattutto nei confronti di afroamericani e ispanici e ha inasprito le pene per reati più comunemente commessi dai meno abbienti.
Nel 1986, il Congresso americano approvò una legge che puniva i possessori di una dose di crack da cinque grammi (del valore di due dollari e mezzo) con una pena minima di cinque anni di carcere, la stessa di chi veniva trovato in possesso di mezzo chilo di cocaina, la droga dei ricchi. In questo modo finirono in carcere decine di migliaia di persone. La chiamarono incarcerazione di massa. Una volta fuori dal carcere queste persone persero tutto: il diritto al voto, alla casa, al lavoro, all'assistenza.
"È questo il nuovo razzismo, le nuove leggi Jim Crow," scriveva l'attivista americana Michelle Alexander. Rikers Island è una delle prigioni più dure del Paese. In linea d'aria è a pochi chilometri di distanza da casa mia a Manhattan, forse per questo ho deciso di ambientare lì un capitolo del mio romanzo. Rikers si trova in un'isola al centro dell'East River, tra il Bronx e il Queens. In passato è stata la sede di una discarica, poi di un allevamento di maiali e a partire dagli anni Trenta del Novecento è divenuta una delle prigioni più grandi del mondo (fino a ventimila detenuti negli anni Novanta).
Le carceri in America sono quasi sempre lontane dai centri abitati. Sono nascoste, protette dagli sguardi, separate dalle vite degli altri. In questo modo è più facile dimenticarsi di chi sta dentro. I detenuti diventato come l'uomo nero del quadro di Kerry James Marshall: visibili eppure invisibili, presenti eppure assenti. Negli ultimi dieci anni Rikers è diventata famosa per le violenze subite dai detenuti, spesso adolescenti, rinchiusi per settimane in celle di isolamento di pochissimi metri quadri, senza aria condizionata né carta igienica. Sono anni che gli attivisti di New York si battono per la chiusura di Rikers Island. Il sindaco, Bill de Blasio, sta lavorando da tempo a un progetto per chiudere il carcere e ridistribuire i detenuti negli altri istituti di pena della città.
Ma finora ben poco è stato fatto. Doveva giungere una pandemia per convincere le autorità a liberare anche solo parzialmente il carcere. Oggi a Rikers il numero di positivi è sette volte superiore a quello registrato in città. Sono 287 i detenuti ammalati ancora in prigione e ci sono già 441 casi tra il personale carcerario. Nel carcere i positivi vengono isolati. Gli altri si trovano a condividere spazi angusti, con 50 detenuti per dormitorio. L'igiene era precaria anche prima. Manca il sapone e molti bagni sono fuori servizio.
Nelle ultime settimane, il sindaco ha finalmente accettato di rimettere in libertà i detenuti con più di 50 anni d'età, quelli con patologie o con pene minime. Ma molti lasciano il carcere senza ricevere il test e senza alcun obbligo di rimanere in quarantena una volta tornati a casa. In questo modo il contagio non si arresta. Nel frattempo, gruppi di attivisti come la Legal Aid Society per cui lavora Gabriella raccolgono fondi per pagare la cauzione a chi a Rikers è in attesa di processo e non ha risorse proprie.
Gabriella mi racconta che Legal Aid fornisce ai detenuti che escono dal carcere una casa dove passare la quarantena, i medicinali di cui hanno bisogno e la spesa settimanale. Solo nelle ultime due settimane hanno già aiutato 26 persone. Doveva arrivare la pandemia perché le cose cominciassero a cambiare a New York. A fronte di una politica lenta e ottusa, la città deve sperare in Gabriella e negli avvocati come lei per avere un sistema giudiziario finalmente più giusto. Come scriveva James Baldwin "nel momento in cui credevo che tutto fosse perduto, la mia prigione tremò e caddero le mie catene... noi non saremo mai liberi finché loro non saranno liberi".
*L'autrice ha pubblicato il romanzo "Gotico americano", 288 pag Editore: Bompiani; Collana: Munizioni. Anno edizione: 2020










