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di Massimo Basile


La Repubblica, 10 giugno 2021

 

In occasione dell'anniversario degli attacchi alle Torri Gemelle, il presidente americano avrebbe scelto una strategia diversa da Obama: ottenere dal Congresso il via libera per svuotare gradualmente la prigione, trasferendo gli ultimi detenuti. Chiudere il campo di prigionia di Guantanamo per i vent'anni dall'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. È l'obiettivo a cui starebbe lavorando, "silenziosamente", Joe Biden. Rispetto a Barack Obama, che aveva provato inutilmente a chiudere il carcere con un ordine esecutivo, il presidente degli Stati Uniti avrebbe scelto una strategia diversa, più di basso profilo: vuole ottenere dal Congresso il via libera per svuotare gradualmente la prigione, trasferendo gli ultimi detenuti, meno di quaranta, rimasti in questi anni. Svuotare Guantanamo, anziché chiuderlo ufficialmente.

La notizia, riportata dall'agenzia Reuters e da Nbc, segnerebbe una svolta nella storia dell'icona della "guerra al terrorismo" ma anche luogo di torture, morti misteriose e detenzioni senza motivo. Il carcere venne inaugurato sotto la presidenza di George W. Bush nel 2002, come risposta all'attacco dell'11 settembre. Il campo di prigionia si trova nella base navale americana di Guantanamo, nella baia all'estremo sud dell'isola di Cuba. Al massimo della sua capienza, ha ospitato ottocento detenuti, sospettati di essere legati al terrorismo islamico o combattenti in Afghanistan. In realtà, come poi emerse nel 2011 con le rivelazioni di Wikileaks, furono decine le violazioni dei diritti civili: più di 150 persone, tra afgani e pakistani, molti agricoltori, autisti e cuochi, vennero tenuti per mesi in carcere senza un vero capo d'accusa. Il più giovane fu un ragazzino di 14 anni, con problemi mentali, il più anziano, un uomo di 89. Un cameram di Al Jazeera, Sami al-Hajj, venne tenuto prigioniero dal 2002 al 2008 perché rivelasse come il network avesse ottenuto i video del capo di Al Qaeda, Osama bin Laden. Il cameraman sarebbe stato picchiato e abusato sessualmente. Mohammed al-Qahtani, un saudita ritenuto legato ai dirottatori dell'11 settembre, venne sottoposto a uno specifico programma di torture che consisteva in venti ore di interrogatorio al giorno, portato avanti per mesi.

Un tunisino era stato tra i primi a entrare a Guantanamo, l'11 gennaio 2002, accusato di legami con i vertici di Al Qaeda, ma dopo oltre dieci anni di detenzione emerse che le accuse erano state estorte sotto tortura o frutto del racconto di detenuti che avevano mentito in cambio di migliori condizioni. Sia George W. Bush sia Obama ne avevano chiesto il rilascio, ma Donald Trump si è opposto. Lo stesso Obama aveva firmato, due giorni dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, un ordine con cui decretava la chiusura di Guantanamo, ma trovò l'opposizione del Congresso. Anche molti rappresentanti democratici votarono contro il finanziamento del trasferimento dei detenuti in altre prigioni. Nel frattempo il numero dei detenuti si è ridotto, passando da 245 a 41. Nel maggio 2018 un detenuto è stato trasferito, mentre altri due lo saranno nelle prossime settimane. Altri diciannove potrebbero essere spostati in altre carceri, o rimandati nei Paesi di provenienza. Ne resterebbero meno di una ventina, di cui una dozzina sospettati di aver fatto parte dell'organizzazione dell'11 settembre.

Quelli rappresentano lo scoglio legale più difficile da superare. Biden vorrebbe ottenere dal Congresso il via libera al loro trasferimento nelle super carceri federali, tra cui quella di Florence, Colorado, ma vuole procedere con una linea di "basso profilo" per non pregiudicarsi l'appoggio del Congresso su altri temi in agenda. Amnesty International ha chiesto da tempo la chiusura di Guantanamo. Il segretario di Stato Antony Blinken ha rivelato alla commissione Affari esteri della Camera che il suo dipartimento si sta occupando del caso. Serve tempo e prudenza, spiega l'entourage del presidente. L'ideale sarebbe arrivare a una soluzione entro l'11 settembre, per i vent'anni dall'attacco terroristico. Quelli dovrebbero essere anche i giorni del ritiro degli oltre duemila soldati americani rimasti in Afghanistan.