di Massimo Basile
La Repubblica, 14 ottobre 2025
Vedam, trasferitosi dall’India all’Usa quando aveva 9 mesi, era stato condannato all’ergastolo per un omicidio che non ha mai commesso. Liberato la settimana scorsa ha trovato ad attenderlo la polizia anti-migranti che l’ha arrestato per un vecchio ordine di espulsione che risaliva agli anni 80 legato allo spaccio di Lsd. La mattina del 3 ottobre Subramanyam “Subu” Vedam è uscito dal carcere statale di Huntingdon, in Pennsylvania, ha tirato un profondo respiro e pensato che alla fine la vita aveva ritrovato un senso: per più di quarant’anni era stato rinchiuso ingiustamente per un omicidio che non aveva mai commesso. Adesso, a 64 anni, lo attendeva la libertà e una nuova vita.
O almeno così pensava, fino a quando ad attenderlo non ha trovato gli agenti dell’Ufficio immigrazione, che lo hanno arrestato per deportarlo in India, il Paese che aveva lasciato con i genitori negli anni cinquanta, quando lui aveva appena nove mesi. Su Vedam c’era un vecchio ordine di espulsione che risaliva agli anni 80 e legato allo spaccio di Lsd. Vedam è stato trasferito al centro di detenzione Ice in Pennsylvania. La famiglia, che si era preparata ad accoglierlo a casa, ha saputo qualche ora dopo che Vedam non sarebbe tornato. Da prigioniero dello Stato era diventato detenuto del governo federale.
Il calvario giudiziaria di Vedam era cominciato nell’82, quando venne arrestato per l’omicidio del suo amico, Thomas Kinser, 19 anni, avvenuto nell’80 nella contea di Centre. I pubblici ministeri sostennero che Subu avesse sparato a Kinser con una pistola calibro 25 - arma mai ritrovata - basando il caso su prove considerate da molti analisti non solide. Arrestato nell’82, l’uomo di origine indiana venne condannato l’anno dopo all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Per i successivi 42 anni, Vedam ha sempre sostenuto la propria innocenza. Allo stesso tempo si è comportato come un detenuto modello: si è messo a studiare, e in carcere ha fatto da insegnante a molti detenuti, dando loro la possibilità di ottenere un diploma e cambiare vita, una volta tornati liberi. C’è sempre una seconda possibilità per tutti, diceva. Nel frattempo sperava che un giorno sarebbe toccato anche a lui.
Le sue numerose richieste d’appello erano state respinte, fino a quando non si è occupato del suo caso il Pennsylvania Innocence Project, una noprofit che si occupa di difendere persone condannate ingiustamente. Tre anni fa gli avvocati dell’organizzazione hanno scoperto nel fascicolo del procuratore della contea documenti mai rivelati, tra cui un rapporto dell’Fbi e appunti scritti a mano che suggerivano che il foro di proiettile nel cranio di Kinser fosse troppo piccolo per essere stato causato da un proiettile calibro 25. Quella rivelazione ha fatto crollare l’intera teoria dell’accusa.
Tre mesi fa il giudice Jonathan Grine ha stabilito che il materiale nascosto costituiva una violazione costituzionale del giusto processo. “Se quelle prove fossero state disponibili all’epoca”, ha scritto nella sentenza, “ci sarebbe stata una ragionevole probabilità che il verdetto della giuria fosse diverso”. A settembre il procuratore distrettuale Bernie Cantorna ha archiviato in modo definitivo l’accusa di omicidio, dichiarando che un nuovo processo sarebbe stato “impossibile e ingiusto”. Vedam aveva già stabilito un triste record: con 42 anni passati in cella era diventato la persona innocente rimasta più a lungo in carcere nella storia della Pennsylvania, e una delle detenzioni più lunghe negli Stati Uniti. Ma la libertà si è rivelata una beffa.
L’Ice, impugnando un vecchio decreto di espulsione legato a una precedente condanna per droga, che risaliva al tempo in cui Vedam era un ragazzo, ha confermato che l’uomo verrà sottoposto a procedura di espulsione. La famiglia ha spiegato che Vedam rischia di venire mandato in un Paese che non conosce, avendolo lasciato quando aveva pochi mesi, e di non avere alcun legame, perché nel frattempo tutti i suoi parenti sono morti, mentre il resto della famiglia vive in America.
Il finale della storia resta incerto, perché il governo federale ha mostrato in passato di muoversi con crudeltà verso gli immigrati considerati illegali. La scelta sarà tra legge o umanità, considerando che lo Stato ha un grosso debito verso quest’uomo. I legali di Vedam hanno fatto ricorso. Il governo ha tempo fino al 24 ottobre per dare una risposta. “Non so se abbiamo aspettative - ha confessato la nipote, Zoe Miller Vedom - ma sicuramente abbiamo speranza”.










