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di Marta Oliveri


Italia Oggi, 25 ottobre 2019

 

Il governatore della California, Gavin Newsom, vuole mettere fine allo scandalo delle prigioni private. Se manterrà l'impegno, a gennaio la cercerazione dei detenuti negli istituti penitenziari privati non sarà più possibile, secondo quanto ha riportato Le Figaro.

Un nuovo progetto di legge è stato adottado dall'assemblea californiana presentato dal deputato democratico Rob Bonta, con l'obiettivo dichiarato di "proteggere la dignità dei detenuti delle imprese carcerarie interessate soltanto al denaro onnipotente".

Se il governatore Gavin deciderà di firmarla, le prigioni gestite da due società, Geo in Florida e CoreCivic in Tennessee, diventeranno illegali entro il 2028o al termine dei loro contratti con il dipartimento dei servizi penitenziari e di riabilitazione dello Stato. All'incirca 184 mila criminali e delinquenti sono attualmente rinchiusi nelle carceri della California.

A questi si aggiungono all'incirca 6.500 migranti che per la maggior parte sono rinchiusi in uno dei quattro centri di detenzione privati. La California era un mercato promettente per le carceri private, fenomeno che risale all'inizio degli anni 80 e che si deve principalmente alla guerra contro le droghe che ha determinato l'impennata della popolazione carceraria.

E, più di recente, alla detenzione quasi sistematica dei migranti irregolari. Inoltre, nè lo Stato, nè il governo federale hanno voluto finanziare la costruzione di nuove prigioni aprendo così le porte ai penitenziari privati di fronte anche al sovraffollamento dei detenuti giudicato incostituzionale da un tribunale federale nel 2009.

Settemila detenuti, circa il 5% della popolazione carceraria, era rinchiusa nelle prigioni private secondo l'ufficio federale dell'ispettorato generale del ministero della giustizia. A suo dire, gli istituti di pena privati spendevano meno per il personale ed erano meno sicuri della prigioni pubbliche tendendo a massimizzare i profitti con il maggior numero di prigionieri. Alla fine si è venuto a creare un conflitto di interessi con le prigioni pubbliche che tendevano, invece, a voler reinserire i detenuti nella società, alleggerendo i costi per i contribuenti.