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di Daniele Zaccaria

Il Dubbio, 13 giugno 2026

Il braccio di ferro legale sulla pena di morte negli Stati Uniti ha vissuto una svolta clamorosa: la giudice federale Emily C. Marks ha bloccato in via definitiva l’esecuzione di un condannato, il 49enne Jeffery Lee, nello stato dell’Alabama. L’uomo doveva essere giustiziato tramite inalazione di azoto gassoso ma la giudice ha stabilito che il metodo viola l’Ottavo Emendamento della Costituzione americana, che proibisce in modo chiarissimo le punizioni crudeli e inusuali. Il caso è subito passato ai livelli più alti della giustizia; il governatore dell’Alabama ha fatto appello d’urgenza sottoponendolo al giudizio della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha confermato il blocco dell’esecuzione. Decisivo il voto di tre giudici conservatori.

L’Alabama è il primo Stato ad aver introdotto l’inalazione di azoto per giustiziare i condannati a morte (cinque solo lo scorso anno). La sostanza provoca un’agonia atroce in chi la inala, un recente rapporto dell’Onu equipara il suo utilizzo alla “tortura”; chi ha assistito alle esecuzioni racconta di sofferenze atroci, di interminabili agonie prima che sopraggiunga la morte. La vicenda di Jeffery Lee mette in luce una crisi molto più profonda che riguarda tutto il sistema giudiziario americano; per decenni, l’iniezione letale è stata considerata la via principale e più “umana” per eseguire le sentenze capitali e ad oggi è autorizzata da ben 28 Stati e dal governo federale. Venne scelta perché offriva un’apparenza asettica e quasi medica, dando l’impressione che il condannato morisse dolcemente nel sonno, un po’ come accade per le anestesie totali prima delle operazioni chirurgiche.

Negli ultimi anni, però, l’iniezione si è rivelata un fallimento tecnico e logistico, le grandi aziende farmaceutiche hanno vietato l’uso dei loro prodotti per uccidere i detenuti mentre gli Stati ricorrono a miscele sperimentali, intrugli chimici che il più delle volte provocano grandi sofferenze. Anche quando viene impiegato il cocktail “giusto” è frequente che i boia non riescano a trovare le vene dei condannati, trasformando la procedura in un autentico strazio. In un caso recente in Tennessee, un uomo di 57 anni ha ottenuto un rinvio all’ultimo minuto perché il personale ha fallito per diversi minuti l’inserimento degli aghi nelle braccia.

Per superare la mancanza di farmaci, alcuni Stati sono addirittura tornati a metodi del passato, alcuni riciclati direttamente dal selvaggio west come in Idaho dove è stata approvata una legge che rende il plotone d’esecuzione il metodo principale in caso di emergenza farmaci. Dal 1976 a oggi, solo sei persone sono state fucilate negli Stati Uniti, ma il consenso per il ritorno del Winchester sta crescendo tra i governatori repubblicani. Stati come Mississippi, Oklahoma, Utah, Florida e Carolina del Sud stanno andando in quella direzione.

Ma come si svolge esattamente una fucilazione moderna? Il condannato viene legato a una sedia con un bersaglio posto sul cuore e i boia sparano da circa sette metri di distanza, ma anche questa tecnica non è priva di rischi. Nel 2025, gli avvocati di un condannato in Carolina del Sud hanno denunciato la tortura subita dal loro cliente, rimasto cosciente e in preda a dolori atroci per quasi un minuto prima di morire. E per chi rinunciasse anche al plotone di esecuzione rimane attiva anche la vecchia sedia elettrica, ancora legale in nove Stati tra cui la Florida. E’ in assoluto il metodo più brutale e disumano; il corpo del condannato viene attraversato da correnti che vanno da 500 a 2.000 volt; la prima scarica distrugge il cervello, le successive colpiscono il cuore e gli altri organi interni. L’elettricità che viaggia nel corpo incontra una forte resistenza, soprattutto nella pelle e nelle ossa che genera un calore altissimo, la temperatura del corpo sale fino a livelli che anneriscono la pelle, la testa inizia a fumare e gli occhi escono dalle orbite, per questo i condannati vengono incappucciati.

Dal 1976 si contano 163 esecuzioni tramite sedia elettrica, ma il suo utilizzo è crollato drasticamente dopo il 2000; l’ultimo caso registrato risale al 2020 in Tennessee. Gli Stati Uniti d’America appaiono oggi profondamente divisi sul tema della pena capitale. La tendenza generale mostra un lento declino della pratica, ma con picchi improvvisi di violenza giudiziaria. Attualmente, 23 dei 50 Stati americani hanno abolito del tutto la sedia e il patibolo dai loro codici. Altri tre Stati importanti, la California, l’Oregon e la Pennsylvania, mantengono una moratoria ufficiale per decisione politica dei loro governatori, bloccando di fatto ogni esecuzione.

La Corte Suprema americana aveva ripristinato la pena di morte nel 1976, interrompendo un blocco nazionale che durava dal 1972. Da quel momento, sono state uccise dallo Stato ben 1.669 persone, i dati recenti indicano una forte accelerazione in alcune aree del Paese. Nel 2025 si è registrato un vero e proprio record negativo con 47 esecuzioni totali, il dato più alto dal lontano 2009. Nei primi mesi del 2026 ne sono già state contate 15, concentrate soprattutto in Florida e in Alabama.