di Massimo Basile
La Repubblica, 17 maggio 2025
Per i giudici i detenuti non hanno avuto garanzie legali. La Corte Suprema ha inferto uno schiaffo all’amministrazione Trump nella lotta all’immigrazione clandestina. I giudici supremi hanno respinto il tentativo di inviare in una prigione lager in Salvador cittadini venezuelani che, secondo il governo, sarebbero membri di gang. La Corte ha stabilito che i detenuti devono avere un’opportunità adeguata per presentare obiezioni legali. La causa ruota attorno al tentativo dell’amministrazione di utilizzare l’Alien Enemies Act, una legge di guerra del diciottesimo secolo raramente applicata, per deportare cittadini venezuelani che, secondo le autorità, sarebbero membri della gang Tren de Aragua, considerata una delle più spietate.
La decisione, presa con un voto di 7 a 2, ribaltando la maggioranza conservatrice di sei giudici a tre, di cui tre nominati da Trump, ha accolto la richiesta presentata da un gruppo di venezuelani e rimandato a un’ordinanza emessa dai giudici della Corte nelle prime ore del 19 aprile, che aveva sospeso temporaneamente qualsiasi piano del governo per deportare persone rinchiuse nei centri di detenzione in Texas.
La Corte ha criticato l’amministrazione per aver concesso ai detenuti solo ventiquattro ore di tempo per avviare ricorsi legali. Le procedure di garanzie erano apparse poco chiare fin dall’inizio. Alcuni detenuti non avevano avuto neanche il tempo di avvertire i familiari. “In queste circostanze - si legge nel dispositivo della sentenza - un preavviso di circa ventiquattro ore prima del rimpatrio, privo di informazioni su come esercitare i diritti di difesa previsti dal giusto processo, certamente non è sufficiente”.
La Corte ha concluso che gli stessi giudici, “lontani dalle circostanze concrete”, non sono nella posizione migliore per stabilire con esattezza quale procedura debba essere seguita. Per questo motivo la Corte ha rinviato il caso a una corte d’appello affinché “proceda ulteriormente e determini quali garanzie di giusto processo debbano essere riconosciute ai detenuti”. Due giudici conservatori, Samuel Alito e Clarence Thomas, hanno espresso parere contrario. Alito ha scritto che non c’erano motivi per l’intervento della Corte in una fase così precoce del procedimento legale. “Per essere chiari - hanno stabilito i giudici a maggioranza - oggi decidiamo soltanto che ai detenuti spettava un preavviso maggiore rispetto a quello fornito il 18 aprile”.











