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di Aldo Premoli

huffingtonpost.it, 3 gennaio 2025

Si avvicina il giorno dell’insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca. Molte cose cambieranno. Altrettante no. È sempre stato così ovunque esista uno Stato democratico: annunci, minacce e promesse urlati durante campagne elettorali, ovunque ancora esista uno Stato democratico incontrano istituzioni che svolgono il ruolo di salvaguardia loro assegnato. Così accade che il Metropolitan Museum di New York tra le più importanti istituzioni culturali degli Stati Uniti dedichi una mostra al lavoro di un ex detenuto.

Jesse Krimes bianco, povero, nato nel 1982, cresciuto senza padre è riuscito comunque a studiare arte alla Millersville University in Pennsylvania dove consegue il diploma nel 2008. Nel 2009 viene però incarcerato per possesso di cocaina: processato viene condannato a cinque anni di detenzione. Durante il primo anno trascorso in isolamento Krimes non abbandona la sua vocazione e realizza Purgatory che introduce appunto l’esposizione Jesse Krimes: Corrections ora in corso al Met.

In carcere Krimes non possiede gli strumenti tradizionali per la realizzazione di un’opera d’arte e difatti Purgatory nasce dal riutilizzo di mazzi di carte da poker di piccola taglia con cui i detenuti giocano chiamando le mani dalle loro celle. Krimes forma allora piccoli blocchi incollando insieme 21 carte con il dentifricio fornito dal penitenziario. Utilizzando una tecnica di stampa manuale di sua invenzione, trasferisce le foto segnaletiche pubblicate da un giornale locale sui frammenti di sapone per l’igiene personale fornito dall’istituto carcerario.

Inserisce quindi ogni ritratto nella “finestra” ritagliata un mazzo di carte alterato dove ha sconvolto sia i semi che le figure (re, regine e jack) che reimmagina in modi sorprendenti. Realizza così 292 piccole opere che spedisce per posta, due alla volta, a un amico. Arriverà ad includere anche ritratti di celebrità mettendo in discussione il modo in cui la società usa distorcere il ritratto fotografico per identificare la criminalità. Di fronte a Paradise la curatela del Met ha previsto l’esposizione di fotografie del diciannovesimo secolo legate alla pratica della polizia francese che sviluppa la prima tecnica moderna per identificare gli individui con precedenti. Un sistema biometrico che costituisce il primo apparato di controllo evolutosi nelle foto segnaletiche di oggi.

Terminato l’isolamento durante la detenzione scontata in un penitenziario federale concepisce un’altra opera ora esposta al Met. Separato dal mondo, Krimes dipende dai giornali per comprendere cosa stia accadendo all’esterno. Se quel che accade nel mondo è mediato per tutti, per i detenuti è drasticamente filtrato e distorto. Così le scene rappresentate in Apokaluptein: 16389067 (il titolo è una combinazione tra il vocabolo apocalisse e il numero di identificazione assegnatogli in carcere) si intravedono qui fiocamente, come attraverso la luce che filtra in un nascondiglio.

Utilizzando gel per capelli, Krimes trasferisce immagini di riviste su 39 lenzuola ricavandone un “arazzo” alto 4,6 metri e largo 12. L’opera è divisa orizzontalmente in sezioni che raffigurano l’inferno, la terra e il cielo azzurro del paradiso. Intravediamo annunci pubblicitari con signore vestite alla moda che popolano scene infernali costituite da disastri naturali e guerre. Ci sono poi piccole figure disegnate a posteriori a mano libera oltre a riproduzioni di dipinti famosi recuperate dagli annunci per le mostre museali sono incluse nel mix.

Krimes nel suo lavoro schiera senza soluzione di continuità le strategie dell’arte concettuale e del pop. Attraverso la dimensione delle sue opere trasmette inoltre l’enormità del sistema penitenziario americano. Frontale e della medesima dimensione di Apokaluptein: 16389067 è disposta Naxos, la sua opera più recente.

Per realizzarla Krimes ha chiesto ai detenuti di ogni parte del paese di raccogliere una “sassolino ideale” nel cortile della prigione e di inviarglielo. Ne ha quindi appesi circa 10.000 con fili inchiostrati per abbinarli alla sequenza di colori dell’arazzo fronteggiato. Nella mitologia greca, Naxos è l’isola in cui l’eroe Teseo abbandonò Arianna, che aveva tradito suo padre, il re Minosse, dando a Teseo un gomitolo di filo per trovare l’uscita dal labirinto in cui era stato imprigionato.

Dopo il carcere nel 2014, Krimes è diventato un attivista per la riforma del sistema penale. Nel 2022, ha fondato un’organizzazione non-profit, il Center for Art & Advocacy per sostenere le attività artistiche degli ex detenuti. Questa complicità permea la sua arte. Krimes è convinto che l’arte possa offrire a chiunque un percorso per elevarsi al di sopra della degradazione della prigione. L’immenso sistema carcerario statunitense è giunto ad assorbire due milioni di persone all’anno con un aumento del 500 percento dal 1970. Ma si tratta di una dinamica di sofferenza in crescita ovunque. Sebbene la scala non sia comparabile nel nostro paese il sovraffollamento carcerario è una piaga aperta da tempo e questo 2024 ha segnato il record assoluto di suicidi tra i detenuti.