sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Emilio Minervini

Il Dubbio, 3 ottobre 2026

La macchina delle detenzioni e delle deportazioni dell’Ice è un’idrovora che divora soldi pubblici e travolge i diritti umani. È quanto trapela da un’inchiesta dello Us Government Accountability Office e da un rapporto del Senato degli Stati Uniti, che hanno documentato i costi esorbitanti delle operazioni portante avanti dall’Immigration and Custom Enforcement (Ice) nell’ambito della sua campagna di contrasto all’immigrazione fatta di rastrellamenti, arresti di massa e deportazioni sommarie.

Come riportato da The Intercept sono circa 25mila le persone che l’Ice ha deportato in Paesi terzi dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. E se non è stato il presidente Usa ad inventare le deportazioni in Paesi terzi, di certo però li ha rimodellati perché fossero utili ai propri scopi. E per farlo non si è fatta problemi ad andare contro la legge.

Dopo la bocciatura del programma di espulsione verso Paesi terzi presentato dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (Dhs) da parte della Corte d’Appello del Primo Circuito distrettuale degli Stati Uniti, il Dhs ha deportato in Burundi, Rwanda e Repubblica Centrafricana i migranti coinvolti in una class action lanciata proprio per fermare le politiche migratorie dell’amministrazione. La deportazione è stata portata avanti nonostante l’accoglimento di una mozione d’urgenza presentata dai legali delle persone migranti.

Un report della Commissione per le relazioni estere del Senato Usa, risalente allo scorso gennaio, evidenzia che “l’amministrazione Trump ha ampliato e istituzionalizzato un sistema in cui gli Stati Uniti sollecitano o costringono i Paesi ad accettare migranti che non sono loro cittadini, spesso attraverso accordi costosi, dispendiosi e scarsamente monitorati”. Secondo la Commissione “il ricorso da parte dell’Amministrazione alle deportazioni da paesi terzi comporta un costo elevato per i contribuenti”, che si è tradotto in una spesa di decine di milioni di dollari per “spostare un numero relativamente piccolo di individui verso Paesi terzi” alcuni dei quali sono stati in seguito rimpatriati nel Paese d’origine. Il rapporto sottolinea come in molti casi le persone “potevano essere rimpatriate direttamente nei loro Paesi natii, evitando voli non necessari e costi aggiuntivi”.

A riprova delle proprie affermazioni la Commissione ha citato numerosi casi di utilizzo spregiudicato dei fondi pubblici, come quello di un cittadino giamaicano che dopo essere stato tenuto in custodia in un centro dell’Ice “è stato messo su un volo con quattro uomini di diverse nazionalità e inviato in Eswatini nonostante l’ordine di deportazione a suo carico fosse per il rimpatrio in Giamaica”, dove è stato effettivamente trasferito dal Paese africano. Il costo di questa singola deportazione, sottolinea il rapporto, è stato superiore ai 181mila dollari. Oppure il caso di un cittadino messicano spedito in Sud Sudan, con una spesa che si aggira sui 91mila ollari, senza che l’Ice abbia “contattato qualsiasi consolato messicano negli Stati Uniti per richiedere documenti di viaggio o per organizzare il suo ritorno in Messico”. O, ancora, quello di un cittadino del Laos il cui governo ha denunciato di aver ricevuto la richiesta di produrre i documenti di viaggio solo 24 ore prima che la persona fosse messa su un volo diretto in Rwanda, al costo di circa 85mila dollari.

La Commissione sottolinea che “l’Amministrazione sta conducendo accordi discutibili effettuando pagamenti diretti principalmente a governi stranieri corrotti e instabili con precedenti comprovati per corruzione, violazioni dei diritti umani e tratta di esseri umani”. Inoltre, secondo il rapporto “non ci sono prove che il Dipartimento di Stato stia monitorando il modo in cui vengono utilizzati i fondi statunitensi o il trattamento dei deportati, ed evidenzia come questa pratica finisca per “esternalizzare la responsabilità a governi di cui gli stessi Stati Uniti non si fidano”.

Ma non ci sono solo le deportazioni tra le attività per cui l’Ice ha fatto spese folli. Con l’approvazione della Big Beautiful Bill lo scorso anno il Congresso Usa ha stanziato a favore dell’Ice la cifra senza precedenti di 45 miliardi di dollari per ampliare la capacità di detenzione dell’agenzia, nonostante questa non avesse mai adottato - né sviluppato - un piano strategico di spesa per l’ampliamento delle capacità detentive.

Il che si è tradotto in progetti come la famigerata Alligator Alcatraz, prigione costruita in Florida - senza però stringere alcun accordo con lo Stato - all’interno di una palude infestata da alligatori costata 1,5 miliardi di dollari e rimasta in funzione un anno prima di essere chiusa a causa delle condizioni inumane della detenzione e delle denunce di abusi subiti dai detenuti. C’è poi il miliardo di dollari speso per acquistare 11 capannoni in tutti gli Stati Uniti per ampliare la capacità detentiva dell’Ice, che sono rimasti inutilizzati. A cui si aggiungono altri 20 milioni spesi per al loro manutenzione.