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di Maurizio Molinari

La Stampa, 11 ottobre 2026

La fucilazione in diretta online per il killer di Fort Hood è una strategia di Trump per spingere la base repubblicana a fare quadrato attorno a lui. Fucilazione in diretta online per il killer di Fort Hood e navi per espellere gli illegali: il presidente Donald Trump gioca la doppia carta di pena di morte e immigrazione per spingere la base repubblicana a fare quadrato attorno a lui ed evitare il peggio nel voto di Midterm per il rinnovo parziale del Congresso di Washington, fra meno di un mese. Per comprendere quanto sta avvenendo negli Stati Uniti bisogna partire dai sondaggi che assegnano stabilmente la vittoria ai democratici sulla Camera dei Rappresentanti e disegnano un testa a testa sul Senato, a causa della debolezza dei repubblicani anche in alcune roccaforti come Texas e Kansas.

Ciò significa che Trump rischia di perdere l’intero Congresso, diventando un’ “anatra zoppa” negli ultimi due anni di presidenza, obbligato ad affrontare una raffica di inchieste nonché a negoziare qualsiasi decisione con un’agguerrita opposizione democratica.

Da qui il tentativo di correre ai ripari, in extremis, spingendo la base del movimento “Make America Great Again” a fare quadrato attorno a lui, a dispetto delle lacerazioni interne sul perdurante carovita e sulla gestione dei conflitti. L’immigrazione, vero motore della rielezione nel 2024, è diventata un terreno scivoloso perché, secondo un sondaggio Washington Post-ABC-Ipsos, il 58% degli americani ritiene che Trump sia andato troppo oltre con le espulsioni, con un balzo di otto punti in più rispetto all’anno precedente.

Per rovesciare questa debolezza, alcuni dei più stretti consiglieri di Trump fanno riferimento ad un sondaggio interno secondo cui il 74% degli elettori “Maga” sarebbe più motivato a votare repubblicano se le espulsioni superassero il milione nel 2026. Proporre di usare le navi per allontanare i clandestini va in questa direzione: riaccendere l’entusiasmo di chi due anni fa lo votò ed oggi è tentato di restare a casa.

Le navi per le espulsioni di massa sono, dunque, una scommessa sulla forza delle immagini. Dopo i cargo militari e i voli verso Guantanamo, l’amministrazione ha già allargato il raggio quando, in estate, oltre cento illegali sono stati trasferiti in otto Paesi africani, nessuno dei quali era il Paese d’origine. La “flotta per le espulsioni” punta ad essere il simbolo di uno Stato che usa ogni strumento per riaffermare la sovranità sui confini. Ma c’è un rischio speculare perché ogni immagine di famiglie imbarcate ed espulse arriva anche agli elettori moderati delle periferie, che decidono spesso la sorte dei seggi in bilico.

La seconda mossa è ancora più dirompente. Trump ha approvato, su raccomandazione del capo del Pentagono Pete Hegseth, la fucilazione dell’ex maggiore Nidal Hasan, lo psichiatra militare jihadista che nel 2009 uccise 13 commilitoni nella base di Fort Hood, in Texas. È la prima esecuzione militare dal 1961 e, per fucilazione, dal novembre 1945. Il messaggio politico è saldare in un’unica narrazione il sostegno alla pena di morte - altro cavallo di battaglia della base “Maga” - con i temi sicurezza, terrorismo jihadista e immigrazione.

Ma anche qui c’è un rischio. Se il Pentagono ha fissato l’esecuzione per il 3 dicembre a Fort Hood, un mese dopo il voto, è perché la fucilazione può funzionare come promessa elettorale, non come evento elettorale. La diretta online, infatti, infrange una prassi consolidata: i regolamenti prevedono che almeno due media assistano come testimoni, non che l’esecuzione diventi uno spettacolo. L’esecuzione come spettacolo va contro più sentenze della Corte Suprema sul tema del rispetto della dignità dei condannati, per questo i leader dell’opposizione democratica parlano di “barbarie”. Inoltre, il clima sulla pena di morte è teso: la decisione su Hasan arriva pochi giorni dopo l’esecuzione fallita di Christa Pike in Tennessee, che ha spinto il governatore a sospendere le esecuzioni. E non è escluso che i tempi slittino, perché un ricorso federale può bloccare la procedura anche per anni.

Insomma, ciò che tiene assieme la doppia mossa di Trump su immigrazione e pena capitale è il tentativo di innescare una mobilitazione emotiva dei propri elettori, per spingerli a votare. È una scelta coerente con la strategia della polarizzazione per moltiplicare di consenso. Ma conferma la debolezza elettorale del presidente anche perché il voto di Midterm premia raramente chi parla solo ai sostenitori. Per l’Europa e per l’Italia, l’esito della battaglia elettorale per Capitol Hill non è indifferente. Trump senza l’intero Congresso avrebbe meno margini su dazi, Ucraina, Nato e Medio Oriente. Trump capace di rovesciare le previsioni, invece, uscirebbe rafforzato, all’offensiva negli ultimi due anni di mandato. Ecco perché la partita del 3 novembre riguarda anche noi.