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di Anna Lombardi


La Repubblica, 22 luglio 2020

 

In prima linea nella protesta anti-Trump a Portland: "Difendiamo i ragazzi dai federali". Hanno trasformato lo slogan che da 56 giorni rimbalza nelle piazze di mezza America in una sorta di ninna-nanna: "Hands up, don't shoot", mani in alto, non sparate.

Si sono inventate una divisa composta da maglia gialla e casco da ciclista in testa che gli ha già procurato il soprannome di Mothers in helmets, mamme con l'elmetto. E quando domenica la polizia federale ha caricato per l'ennesima volta i rivoltosi che presidiavano il tribunale di Portland, hanno formato uno scudo umano gridando: "Siamo le mamme, federali andate via".

A spingere centinaia di donne in piazza nella metropoli più popolosa dell'Oregon - quella "rose city" considerata capitale della cultura alternativa, cui è dedicata pure una serie tv satirica, l'esilarante "Portlandia" - sono stati i troppi raid violenti condotti da agenti federali in assetto di guerra, a partire dal 12 luglio. Entrati in città su mandato di Donald Trump, innervosito dalla protesta che lì prosegue, ininterrotta, dalla morte dell'afroamericano George Floyd.

Per intimorire i contestatori, gli agenti hanno perpetrato attacchi sempre più violenti e con metodi ai limiti della legalità. Come gli arresti condotti da agenti col volto coperto e privi di targhette di riconoscimento, che trascinavano i fermati su furgoncini senza contrassegni: secondo le tante denunce delle autorità locali. Con la governatrice democratica dell'Oregon Kate Brown a parlare di "spudorato abuso di potere". E il sindaco Ted Wheeler, democratico pure lui, ha intimato a Trump: "Porta le tue truppe fuori dalla mia città".

Mentre Ellen Rosenblum, procuratore generale dello Stato ha annunciato che il locale dipartimento di Giustizia farà causa al governo federale per gli arresti di manifestanti senza motivo, accusandolo di sequestro di persona. Proprio per proteggere il diritto a manifestare dei loro ragazzi, le mamme sono scese in strada rispondendo all'appello pubblicato su Facebook da una di loro, Bev Barnum, responsabile di un'azienda di servizi online.

Indignata da quel che vedeva in tv, è stata lei ad avere l'idea di formare "un muro umano" di mamme fra contestatori e agenti. Al debutto, sabato scorso, erano appena cinquanta. Domenica già più di 200, fra i 40 e i 70 anni: "Non possiamo lasciare i ragazzi da soli. La strada è ormai zona di guerra", ha spiegato Barnum a Cnn. Le nuove proteste hanno però irritato ulteriormente President Trump. Che ora non solo non intende richiamare le truppe da Portland.

Ma minaccia di dispiegarne altre in città come New York, Chicago, Philadelphia, Detroit, Baltimora e Oakland. Tutte, guarda caso, guidate da democratici: "Sono fuori controllo", tuona The Donald. "Situazioni peggiori dell'Afghanistan".

In calo nei sondaggi, il presidente, d'altronde, già da tempo prova ad accreditarsi come nuovo paladino di quel Law & Order un tempo slogan di Richard Nixon: "Se vincerà Biden, l'intero Paese sarà un inferno", insiste. Ma i federali rischiano di trovare nuove moms ovunque. Il gruppo online di Portland ha già raggiunto 2000 iscritte e iniziative analoghe stanno nascendo pure in altre città. Centinaia di mamme con l'elmetto, pronte a cantare la ninna-nanna agli agenti: "Mani in alto, non sparate".