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di Silvia Giagnoni

Il Manifesto, 19 dicembre 2025

Keri Watson è una donna con una visione. Prima di entrare nel mondo accademico, e soprattutto prima di tornare nella sua nativa Florida, ha lavorato come chef personale di Francis Ford Coppola. “Soup lady” la chiamava il regista italoamericano, e così è accreditata nel cast di The Rainmaker (1997). Poi la decisione di dedicarsi allo studio e alla famiglia, cambiare vita. DAL 2014, Watson insegna storia dell’arte guidato presso la University of Central Florida, tra le più frequentate università pubbliche negli Stati uniti. Qualche mese dopo, la professoressa si trova ad Atlanta per una conferenza, sta seguendo un panel sulla prison education, quando viene mostrato un autoritratto fatto proprio da uno degli studenti che aveva avuto mentre insegnava nelle carceri con l’Alabama Prison Arts + Education Project.

“Ho pensato che l’universo stesse cercando di dirmi qualcosa”, ci racconta. Nell’area intorno a Orlando però manca un’organizzazione analoga. Watson si mette al lavoro e partecipa al “Community Challenge” dell’università. Il suo progetto viene selezionato. E così nel 2017 fonda il Florida Prison Education Project, programma che tuttora dirige e che offre opportunità formative alle persone detenute ed ex detenute attraverso l’insegnamento di corsi universitari e sostenendo la ricerca sull’istruzione in prigione, la recidività e l’incarcerazione di massa.

Per meglio sostenere il programma, viene creata anche la Florida Coalition for Higher Education in Prison, con il supporto della Laughing Gull Foundation e della Mellon Foundation. Della Fchep fanno parte altre non-profit con scopi analoghi quali Exchange for Change, Florida Cares, Project 180, ma anche lo stesso Florida Department of Corrections, che vanta di essere il terzo sistema carcerario del Paese, con 89 mila detenuti e 144mila persone in libertà vigilata, senza contare coloro che sono detenuti nelle sette prigioni private e in quelle federali. Secondo quanto riporta la Prison Policy Initiative, infatti, il tasso di incarcerazione nello stato è tra i più alti al mondo con 795 su 100mila (contro i 614, dato degli Stati uniti, che ha quello più elevato tra le nazioni democratiche). Anche le donne in Florida hanno più probabilità di finire in galera che altrove al mondo (134 ogni 100 mila abitanti) con l’eccezione di El Salvador. Senza dimenticare che le percentuali di afroamericani in prigione sono assai più elevate rispetto ai residenti dello stesso gruppo (48% in carcere e 41% in prigione a fronte del 15% della popolazione).

A oggi, il Fpep ha raggiunto oltre mille studenti in sei prigioni della Florida, con ben 65 corsi offerti tra cui scrittura creativa, storia dell’arte, inglese per stranieri, introduzione alla sociologia e finanza personale; oltre 100mila libri sono stati donati da Fpep nelle varie carceri dello Stato.

“È ruolo e responsabilità delle università pubbliche dello stato fornire un’istruzione a chi la voglia, il che include coloro che sono in prigione”, dichiara Watson che in questo momento preferisce non esprimersi sulle questioni strettamente politiche. “Sappiamo che avere un’istruzione riduce la possibilità di commettere nuovamente crimini e rende le nostre comunità più sicure”.

Gli insegnanti sono tutti volontari. “Molti professori sono attratti dalla possibilità di avere un gruppo di 10-20 persone, cosa che avviene di rado nella nostra università” (La Ucf conta quasi 70mila studenti). Per Watson, ciò che è più gratificante è la prospettiva delle persone che hanno esperienze di vita radicalmente diverse dalla sua e portano nella lettura delle opere d’arte il proprio vissuto.

“Credo nel potere della scuola di cambiare la vita delle persone, che uno sia incarcerato o meno”, continua Watson. Come Walter Dunn. Ex studente detenuto, ingiustamente condannato e poi liberato grazie al ribaltamento del verdetto, Dunn è diventato un portavoce della riforma del sistema penale. Parla pubblicamente di condanne ingiuste, false confessioni di colpevolezza, statistiche sui minori e necessità di procedimenti legali equi e imparziali. “Stiamo cercando di assumerlo alla Coalition, ma per legge dobbiamo aspettare che siano trascorsi almeno due anni da quando era in libertà condizionale”.