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di Elvira Serra

Corriere della Sera, 25 aprile 2022

Il 27 aprile Melissa Lucio, 51enne di origine messicana, potrebbe essere giustiziata con un’iniezione letale in un carcere di Gatesville, in Texas. Il 27 aprile potrebbe essere il suo ultimo giorno di vita. Il condizionale è il tempo della speranza, che con ostinazione vogliamo applicare alla storia di Melissa Lucio, 51enne di origine messicana che attende di essere giustiziata con un’iniezione letale in un carcere di Gatesville, in Texas. Guadagnando, così, l’indesiderabile primato di essere l’unica donna latinoamericana a finire nel braccio della morte nello Stato governato dal repubblicano Greg Abbott.

Melissa è stata condannata alla pena capitale per aver ucciso la sua bambina di due anni, Mariah, morta il 17 febbraio 2007 per le complicazioni di una caduta dalle scale, secondo la difesa; per essere stata selvaggiamente picchiata, secondo l’accusa. Lei, del resto, incinta di due gemelli, dopo un interrogatorio notturno durato sette ore senza acqua né cibo né avvocato, dopo aver negato oltre cento volte di averle fatto del male, cedette: “È probabile che io sia responsabile”. Quelle dichiarazioni furono utilizzate durante il processo come una confessione.

Il procuratore distrettuale che tanto si diede da fare per la condanna, Armando Villalobos, oggi sta scontando una pena di 13 anni per corruzione ed estorsione. “Credo nella giustizia di Dio, ma non capisco come la mia morte ristabilirebbe quella umana. Causerebbe solo altro dolore a quanti dovrò lasciare”, ha scritto un mese fa Melissa Lucio a Papa Francesco. E ha ragione quando dice che la sua morte “non riporterà indietro la mia Mariah. Darei la mia vita per riabbracciarla un solo istante. Ma non è possibile”.

Per Melissa si stanno battendo attivisti e personalità, a partire da Sandra Babcock, della Cornell Law School e fondatrice del Cornell Center sulla pena di morte nel mondo, per la quale l’accusa alla donna è la più debole che le sia mai capitato di studiare in trent’anni. Anche Kim Kardashian si è esposta, condividendo su Twitter la lettera firmata dai tredici figli di Melissa in cui chiedono la grazia al governatore Abbott. I legali e Amnesty International vorrebbero almeno una sospensione della pena di 120 giorni per rivedere le prove. Lei, al Pontefice, ha scritto: “Anche in questa cella provo pace perché so di essere stata perdonata e amata dal mio Signore. Lui conosce ogni cosa e questo mi consola”. Negli ultimi 45 anni sono stati giustiziati nelle carceri Usa 1.544 uomini e donne: 574 soltanto in Texas.