sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Angela Nocioni


Il Dubbio, 5 maggio 2021

 

Al confine con il Messico l'era Trump non è ancora finita. Migliora l'accoglienza solo per i nuclei familiari ma per i "single" ancora arresti e vessazioni. "C'è una qualità che vi accomuna tutti: il coraggio!". Con queste parole il presidente degli Stati uniti Joe Biden ha salutato il mese scorso un centinaio di immigrati durante una cerimonia per la conquista della cittadinanza. Finiscono qua le belle notizie per le persone che premono alla frontiera meridionale degli Usa in attesa di entrare. Per il momento alla loro speranza di una inversione delle politiche sull'immigrazione suscitata dall'uscita di Donald Trump alla Casa Bianca non corrisponde una concreta apertura.

È ancora incerta la sorte che toccherà ai beneficiari del Programma di protezione temporale (Tps nella sua sigla inglese), piano che aveva un vago spirito di programmazione dell'accoglienza. Varato in amministrazione dem, il Tps è sopravvissuto malconcio all'amministrazione Trump e per ora non si capisce bene cosa ne vorrà fare il governo Biden.

Alcune cose son cambiate con l'arrivo dell'attuale presidente democratico, ma riguardano una percentuale minima dei tantissimi in attesa di ingresso. Chi si trova già in un processo avviato di riconoscimento del diritto di asilo può entrare negli Stati uniti, non è costretto ad aspettare oltre frontiera come accadeva con Trump. E le famiglie che hanno attraversato illegalmente il confine, una volta intercettate dalla polizia vengono arrestate, processate e poi liberate negli Stati uniti, non subito deportate. Purché, però - e questa condizione fa la grande differenza - possano vantare il formato famiglia.

Se sono singoli individui è tutto come prima: vengono presi e sbattuti fuori. Succede infatti che moltissimi funzionari statunitensi continuano ad usare una regola d'emergenza adottata durante l'era Trump consistente nell'espulsione rapida di tutti gli adulti soli sorpresi come illegali oltre frontiera. Quindi a molti, anche con famiglia appresso, succede che, se vengono fermati da soli, non viene dato il tempo di dimostrare d'avere la famiglia in territorio statunitense perché vengono deportati alla svelta. Ovviamente gli adulti soli sono la gran maggioranza dei migranti, quindi il sistema spiccio di Trump continua a riguardare moltissime persone.

Decine di migliaia di latinoamericano si stanno accalcando al confine. Per il dramma attuale ci sono spiegazioni di congiuntura politica: non solo l'illusione che un presidente dem alla Casa Bianca possa essere molto più accogliente di un presidente rep, ma anche la crisi economica aggravata dalla pandemia da coronavirus al sud del Rio Bravo, le disgrazie causate dal passaggio di uragani in Centro America (in Honduras c'è tanta gente che ha perso davvero tutto) e la crescente paura del crimine organizzato in molti Paesi vicini alla frontiera.

Soltanto nel mese di marzo 9000 persone hanno chiesto asilo al governo messicano. Si tratta di un record. Mai c'erano state tante richieste in un mese solo, da notare che nell'ultimo trimestre la metà dei richiedenti asilo in Messico sono stati honduregni in fuga dalle macerie lasciate dagli uragani passati di lì nel 2020.

Per i migranti il Messico è diventato un approdo finale, non più una tappa del viaggio verso il nord. La ragione essenziale è che in Messico è facile entrare e negli Stati uniti no. Ed e anche più facile essere accettati come rifugiati. Il governo Trump ha accelerato il processo di conversione del Messico in una tappa finale del viaggio verso il nord di molti migranti. La strategia più efficace è stata obbligare chi cerca asilo negli Stati uniti ad attendere in Messico l'esame della richiesta da parte delle autorità statunitensi. Aspetta e spera.

Questo sistema, odiosamente chiamato "Protocollo di protezione ai migranti" (Mpp nella sigla inglese), ha fatto accampare in Messico una quantità sempre crescente di gente, molta della quale finisce per decidere per rimanere. Durante l'amministrazione Trump il numero delle domande di asilo in Messico è schizzata dalle 14.600 del 2017 alle 70.400 del 2019 secondo i dati del governo messicano. La pandemia da Corona virus ha frenato inizialmente i flussi, c'è stata una decelerazione in tutto il mondo e anche in Messico, dove l'anno scorso sono state presentate solo 41.200 richieste d'asilo. È aumentato perà di molto il numero negli ultimi tre mesi.

La Commissione messicana di aiuto ai rifugiati (Comar) spiega che il Messico non è più una seconda opzione di rifugio per molti migranti attratti sia dalla possibilità di riunirsi con familiari e amici che, messisi in viaggio anni fa, non sono riusciti ad arrivare negli Usa e si sono fermati prima di varcare il confine, sia dal fatto che comunque anche in Messico esiste una grande domanda di manodopera a basso costo.

Oltretutto il tasso di approvazione delle richieste di asilo in Messico è molto più alto che negli Stati uniti: 73% di richieste di asilo accolte nei primi tre mesi del 2021, e un altro 7% dei richiedenti ha ricevuto altri tipi di protezione umanitaria. Tra honduregni poi, in fuga dalla miseria post ciclone, il tasso di approvazione delle richieste di asilo ha sfiorato il 90%.

Un capitolo a parte in questa storia riguarda le migliaia di minori centroamericani che arrivano da soli alla frontiera nord del Messico. Quasi tutti contano di poter raggiungere un loro genitore negli Stati uniti. Ma quelli fermati prima di attraversare il confine vengono deportati. Rispediti da dove vengono, da soli. Aspettano in ostelli in Messico per mesi che vengano completati i loro dossier e poi vengono rispediti indietro.

La maggior parte dei minori in attesa di deportazione ha dagli undici ai quindici anni, ma ci sono anche bambini di cinque anni. Nel 2018 sono stati 1318 i bambini di cui si è registrata l'entrata negli ostelli per minori non accompagnati a Ciudad Juarez, la città limbo tra le due Americhe. Nel 2019 il numero è stato di 1510 ed è sceso sotto i mille l'anno scorso, causa coronavirus.

Nei soli primi tre mesi del 2021 si sono già contati 572 ingressi di minori non accompagnati a Ciudad Juarez. Perché continuano ad arrivare se è noto che oltre l 70% dei casi di minori non accompagnati si conclude con un ordine di deportazione? Perché esiste la chimera della ultima chance: non presentarsi all'udienza. E' quello che fanno quasi tutti gli adolescenti in attesa di verdetto. Scappano e si fermano in Messico. Senza documenti e senza protezione.