di Luca Kocci
Il Manifesto, 12 febbraio 2025
“Le deportazioni di massa” dei migranti avviate da Donald Trump “ledono la dignità di molti uomini e donne”, i cattolici - ma anche “tutti gli uomini e le donne di buona volontà” - devono opporsi e “non cedere a narrazioni che discriminano e causano inutili sofferenze ai nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati”. È durissimo l’attacco sferrato da papa Francesco alle politiche contro i migranti della nuova amministrazione Usa. Che infatti, tramite Tom Homan, consigliere del presidente per la politica migratoria, reagisce in maniera scomposta: il pontefice deve “pensare alla Chiesa cattolica e lasciare che noi ci occupiamo delle frontiere. Vuole attaccarci perché garantiamo la sicurezza delle nostre frontiere? Ha un muro interno al Vaticano, no? Noi non possiamo avere un muro intorno agli Stati Uniti?”.
La “scomunica” di Bergoglio alle “deportazioni” dei migranti - viene utilizzato il termine esatto: “program of mass deportations” - è contenuta in una lettera del papa ai vescovi degli Usa diffusa ieri dalla sala stampa vaticana. Francesco, dopo aver ricordato che anche Gesù ha vissuto “il dramma dell’immigrazione” e la “difficile esperienza di essere espulso dalla propria terra”, spiega che “la legittimità delle norme e delle politiche” va giudicata “alla luce della dignità della persona e dei suoi diritti fondamentali, e non viceversa”. Pertanto va espresso “il proprio disaccordo nei confronti di qualsiasi misura che identifichi tacitamente o esplicitamente lo status di clandestinità di alcuni migranti con la criminalità”, come appunto si configura il progetto di Trump.
“L’atto di deportare persone che in molti casi hanno lasciato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente, lede la dignità di molti uomini e donne, e di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità”, scrive il papa. Non vuol dire che non si possano attuare politiche per regolare le migrazioni, ma questo “non può avvenire attraverso il privilegio di alcuni e il sacrificio di altri”: i sommersi e i salvati.
Bergoglio non è da solo. Sempre ieri, infatti, il pontefice ha nominato vescovo di Detroit monsignor Weisenburger, che poche settimane fa aveva protestato contro la minaccia di Trump di andare a scovare i migranti anche in chiese e ospedali. A marzo poi assumerà la guida della diocesi di Washington il cardinale McElroy, che pochi giorni fa ha bollato le misure contro i migranti della nuova amministrazione Usa come una “guerra di paura e terrore”. I vescovi Usa non sono tutti antitrumpiani, anzi il consenso verso l’amministrazione è alto (è utile leggere il volume appena uscito dello storico Massimo Faggioli, Da Dio e Trump. Crisi cattolica e politica americana, Morcelliana). Ma la lettera di Francesco sembra un invito a serrare le fila dell’episcopato contro le politiche antisociali e antiumane di Trump. Si vedrà se il livello di tensione con il neo presidente si alzerà ancora.











