di Elena Dusi
La Repubblica, 17 ottobre 2019
Un accordo da 50 miliardi di dollari (45 miliardi di euro circa) per chiudere migliaia di azioni legali prima che il processo contro i big dell'industria farmaceutica inizi, come previsto, lunedì prossimo. Secondo il New York Times, è l'intesa a cui stanno lavorando gli Stati e le città americane con i maggiori distributori e produttori di oppioidi. L'accordo libererebbe Amerisource Bergen, Cardinal Health e McKesson, ma anche Johnson & Johnson e Teva, da più di 2.300 azioni legali con cui sono accusate di essere responsabili della crisi degli oppioidi.
Almeno 400.000 persone sono morte negli Stati Uniti per overdose di oppioidi legali e illegali dal 1999, secondo i dati federali. Nelle cause giudiziarie le parti lese stanno cercando di recuperare i costi sostenuti dalle comunità alle prese con una dipendenza diffusa, compresi gli oneri per i servizi di emergenza, le cure mediche e i servizi di affidamento per i bambini nati da genitori dipendenti.
In risposta ai 115 morti al giorno per overdose negli Usa (2018) e del rischio pandemia anche in Europa (8.238 morti per overdose nel 2017 dati Emcdda), il prossimo venerdì a Roma si svolgerà l'evento internazionale "Rome Consensus 2.0", dove esperti parleranno dei numeri della diffusione di oppiodi come il Fentanyl e del sorprendente cambio di strategia politica nell'America di Trump con la "pre-arrest deflection".
Nell'ultimo anno negli Usa sono morti per overdose circa 72.000 persone, che - paragonati ai 52.000 militari Usa morti in 10 anni nella guerra del Vietnam - spiegano la necessità del cambio di passo dell'amministrazione americana, che con successo sta contrastando la diffusione degli oppiacei sintetici come il Fentanyl, acquistabili in maniera legale attraverso prescrizione medica.
La droga che uccide si vende anche in Italia" - Il Fentanyl - l'oppioide che ha dato il colpo di grazia allo chef Andrea Zamperoni - e le sostanze illegali simili sono fra 100 e 1000 volte più potenti dell'eroina" spiega Simona Pichini, prima ricercatrice all'Istituto Superiore di Sanità, esperta di nuove droghe. "La dose letale è di pochi microgrammi: un granello. Basta toccarlo o inalarlo per caso". Tute ermetiche e maschere sono d'obbligo per chi effettua i sequestri. Del Fentanyl, però, nell'ultima relazione del Dipartimento antidroga italiano non c'è quasi traccia.
I sequestri si contano sulle dita. Il problema da noi non esiste? "Non sappiamo. Identificare queste sostanze è complicato. Solo ora stiamo imparando" dice Pichini. In Italia tra 2016 e 2017 le morti per overdose sono salite del 9,7% dopo 15 anni di calo. "Non siamo sicuri che c'entri il Fentanyl. Servirebbero analisi tossicologiche costose, che solo pochi laboratori sanno fare. Difficile che siano disposte per un'overdose" spiega Pichini. "I derivati del Fentanyl sono ben più di 50. Come per il doping, ne arrivano sempre di nuovi. Per dare un nome a una sostanza abbiamo bisogno di un campione: "lo standard". Ottenerlo richiede autorizzazioni a non finire e ditte specializzate che ce lo inviino dall'estero. Ci mettiamo un anno".










