di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 11 dicembre 2020
Il colpo di coda del presidente Trump prima di abbandonare la Casa Bianca. Ancora una condanna a morte in programma per il 12 dicembre negli Stati Uniti proprio mentre Trump dà il suo colpo di coda ripristinando le impiccagioni e i plotoni di esecuzione.
Ad essere giustiziato il 40enne, Brandon Bernard. Ma l'esecuzione sta sollevando numerose proteste e interventi di personaggi famosi come nel caso di Kim Kardashian West. La celebrity infatti sostiene la causa di Bernard che è accusato di aver partecipato all'assassinio di una coppia, i coniugi Bagley (Todd e Stacey) che nel 1999 vennero rapiti e uccisi. A quanto sembra però, anche facendo parte del gruppo di uccisori composto da 5 ragazzi quasi tutti minorenni.
Bernard non è implicato direttamente nel fatto. A tirare il grilletto contro i due fu infatti, e per questo già giustiziato, il capo della gang Cristopher Vialva. Le accuse contro Bernard si basarono essenzialmente sulle deposizioni di un medico locale e sul fatto che i legali dell'imputato chiamarono al banco della giuria solo pochissimi testimoni, nonostante le persone disposte a scagionare fossero di più.
Su 9 giurati che condannarono Bernard ora in 5 hanno cambiato idea. Uno dei pubblici ministeri vorrebbe fermare l'esecuzione affermando che all'epoca dell'omicidio l'accusato aveva solo 18 anni, un'età secondo cui la personalità di un uomo non è del tutto definita. Ciò sarebbe testimoniato anche dal fatto che durante il periodo di detenzione nella "Special Unit" di Terre Haute, dove i detenuti passano 23 ore al giorno nelle loro celle, Bernard è considerato un prigioniero modello che spiega ai più giovani i suoi errori.
Le esecuzioni in programma dopo quella di Bernard solo altre 3, l'amministrazione Trump ha ripreso ad applicare la pena capitale a luglio, ponendo fine a una pausa di 17 anni causata dagli interrogativi sui metodi di esecuzione e da una più ampia opposizione a questa pratica. Inoltre alcune condanne dovrebbero essere eseguite a pochi giorni dall'insediamento di Joe Biden, rompendo così una consuetudine che prevede ai nuovi inquilini della Casa Bianca l'onere delle decisioni su eventuali ricorsi o contestazioni. Trump è stato un fermo sostenitore della pena capitale.
A questo proposito il Dipartimento di Giustizia sta modificando silenziosamente i suoi protocolli di esecuzione, non richiedendo più che le condanne a morte federali siano eseguite solo mediante iniezione letale, aprendo la strada all'uso di altri metodi come plotone di esecuzione e gas velenosi.
In questo momento in alcuni stati le esecuzioni possono essere compiute anche attraverso l'elettrocuzione, l'inalazione di azoto o la fucilazione. Il nuovo regolamento dovrebbe entrare in vigore il prossimo 24 dicembre. Biden si è già detto contrario alle condanne capitali ma non si conosce il suo parere a proposito di quelle in programma dopo il suo insediamento. Nonostante la crescente opposizione sia dei democratici che dei repubblicani, la fine delle esecuzioni è ben lontana, la difficoltà di ottenere i farmaci per le iniezioni letali poi potrebbe anche favorire l'introduzione delle supposte modifiche ai regolamenti.
Alabama, Oklahoma e Mississippi dal 2018 approvano l'uso dell'azoto per giustiziare i prigionieri, consentendo l'uso del gas in alcuni casi. In alcuni stati, i detenuti possono scegliere il metodo di esecuzione. In Florida, ad esempio, un condannato può chiedere espressamente di essere messo a morte per folgorazione e nello stato di Washington, i reclusi possono chiedere di essere condannati a morte per impiccagione. Nello Utah invece, i prigionieri condannati prima del maggio 2004, possono optare per la morte tramite fucilazione.











