notizieinitalia.it, 27 aprile 2021
La Corte Suprema ha accettato di valutare il ricorso presentato da uno dei pochi detenuti rimasti a Guantánamo, Abu Zabaida, per ottenere maggiori informazioni sui "black site" della Cia, in cui è stato detenuto e torturato dopo la sua cattura in Pakistan nel 2002 e prima del suo trasferimento nel centro di prigionia a Cuba nel 2006. La decisione della Corte, che ascolterà il caso il prossimo autunno, va contro il parere del governo americano che, pur avendo declassificato diverso materiale relativo a Zayn al-Abidin Muhammed Hussein, il nome di nascita del palestinese, aveva invocato il "segreto di stato" per non rispondere alle nuove richieste di informazioni da parte degli avvocati del detenuto, in particolare riguardo ai funzionari dell'intelligence straniere che hanno lavorato insieme agli agenti americani nella gestione delle prigioni segrete della Cia all'estero. In particolare, gli avvocati dei detenuti hanno chiesto un mandato di comparizione per interrogare due contractor della Cia, che hanno sviluppato le cosiddette "tecniche di interrogatorio", vere e proprie torture, che furono usate nelle prigioni segrete dalla Cia durante la guerra al terrorismo.
La richiesta degli avvocati di Zubaida, che nel 2014 ha vinto un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani che ha ordinato alla Polonia di pagargli 100mila euro di danni per aver detenuto per un anno il sospetto terrorista in una delle prigioni segrete della Cia sul suo territorio, era stata originariamente bocciata da Mike Pompeo, quando l'ex segretario di Stato era stato nominato, all'inizio della presidenza Trump direttore della Cia. Secondo il repubblicano la diffusione delle informazioni richieste avrebbe portato "gravi danni alla sicurezza nazionale", perché se costretta a rendere noti i propri partner la Cia "apparirebbe non in grado di mantenere riservati i suoi contatti segreti, e le relazioni con altre intelligence verrebbero messe a repentaglio".
Un giudice federale aveva poi appoggiato la posizione di Pompeo, ma la corte d'appello aveva detto che in realtà, le informazioni coperte dal segreto di stato potevano essere circoscritte, soprattutto alla luce del fatto che molta parte del caso di Zubaida è già nota al pubblico, chiedendo quindi che si dividesse il materiale top secret da quello che si poteva divulgare.
Descritto dal presidente Bush come "il capo delle operazioni di al Qaida" al momento della sua cattura nel 2002, in realtà Abu Zubaida alla fine è apparso all'intelligence americana avere un ruolo molto più ridotto, ed un rapporto della commissione Intelligence del Senato del 2014 ha stabilito che la Cia "ha esagerato in modo significativo" il ruolo che aveva all'interno di al Qaeda.
E sulla base di questa falsa premessa Zubaida che ora ha 50 anni, nel quattro anni di detenzione nelle prigioni segrete della Cia, è stato sottoposto ad una serie infinita di torture: di fronte ad una commissione militare a Guantánamo nel 2007, il detenuto ha detto che "i dottori mi hanno detto che sono morto quasi quattro volte" e di essere stato sottoposto 83 volte al waterboarding. I videotape dei suoi interrogatori sono fra quelli che sono stati distrutti dalla Cia nel 2005.











