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di Federico Rampini


La Repubblica, 22 giugno 2021

 

Oggi le primarie democratiche. In testa un ex poliziotto. Ma rimonta la candidata di Black Lives Matter. Cercasi uno sceriffo alla Rudy Giuliani per fermare il crimine a New York. Oppure il suo esatto contrario? Oggi si tengono le primarie democratiche che di fatto eleggono il successore del sindaco uscente Bill de Blasio. Nella Grande Mela i repubblicani sono così minoritari, che chi vince la corsa tra i dem ha la quasi certezza di diventare primo cittadino nel voto finale a novembre. L'escalation di violenza in città continua, la polizia è stata in parte "disarmata" da de Blasio e per reazione fa una sorta di sciopero bianco, gli omicidi continuano a crescere.

È la ragione per cui in testa ai sondaggi figura uno sceriffo vero. È l'afroamericano Eric Adams, per 22 anni ufficiale di polizia. Molti altri candidati però continuano a sostenere la linea Black Lives Matter: non ci vuole un sindaco "legge e ordine" bensì più spese sociali nei quartieri poveri.

L'aumento della criminalità ha dominato le ultime settimane della campagna elettorale, per ovvii motivi: le sparatorie sono aumentate del 64% dall'inizio dell'anno, gli omicidi del 13%. Fa scalpore il degrado di Washington Square, la piazza con giardino pubblico vicino alla New York University, un tempo luogo bohémien affollato di studenti, e un'icona newyorchese dai tempi del film "A piedi nudi nel parco". Da qualche mese non passa sera senza che Washington Square sia teatro di qualche aggressione, al pubblico tradizionale si è mescolato un esercito di spacciatori, piccola delinquenza.

A Central Park sono apparse bande di motociclisti in flagrante violazione della zona pedonale. Il peggio però accade lontano da Manhattan, nel Bronx e Queens dove i regolamenti di conti fra le gang sono in un crescendo. Per il moderato Adams è evidente che New York sta pagando gli errori di de Blasio, sindaco che era in ostaggio alla sinistra radicale. Dopo l'uccisione di George Floyd a Minneapolis, nel maggio scorso il movimento Black Lives Matter ha lanciato i suoi slogan radicali: "de-fund the police", tagliamo fondi alle forze dell'ordine. I sindaci di sinistra come de Blasio lo hanno fatto davvero, anche se oggi i tagli al budget del New York Police Department sono stati silenziosamente cancellati. Troppo tardi. Se si aggiunge che la polizia newyorchese è stata messa sotto inchiesta per le perquisizioni che prendevano di mira più spesso i ragazzi afroamericani o ispanici, si arriva allo "sciopero bianco": de-legittimati, gli agenti si vedono sempre meno nelle strade, sempre più spesso chiusi in auto a guardare i telefonini.

Lo spettro è quello di una discesa agli inferi, un ritorno di New York all'incubo degli anni Settanta, quando interi quartieri erano off-limits per le forze dell'ordine, e pericolosi per tutti. Adams è il personaggio ideale per riprendere in mano la città: essendo afroamericano, nessuno può accusarlo di razzismo se i suoi agenti tornano a metodi duri per riprendere il controllo del territorio. Del resto, nell'escalation della violenza attuale chi subisce più spesso sono proprio gli abitanti dei quartieri poveri, quindi Black e ispanici. A contendere ad Adams il voto moderato ci sono Andrew Yang, imprenditore che fece una breve apparizione nella gara per la nomination democratica alla Casa Bianca; e una collaboratrice di de Blasio, Kathryn Garcia. I due si sono coalizzati per cercare di scalzare Adams dal suo primato nei sondaggi.

Ma la sinistra radicale non vuole darsi per sconfitta. Negli ultimi giorni c'è stata una rimonta della candidata più estrema, l'afroamericana Maria Wiley, 57 anni, anche lei un'ex della squadra di de Blasio. La Wiley ha avuto un endorsement che conta a New York: quello della giovane deputata locale Alexandria Ocasio-Cortez, la figura più popolare della nuova sinistra radicale. Il loro mantra è quello di Black Lives Matter: la criminalità si cura affrontando il disagio sociale, cresciuto a dismisura in questa metropoli che è stata l'epicentro del Covid in America: 33.000 morti.

L'escalation della violenza in città non è certo l'unico tema a motivare il voto di oggi. La situazione economica viene subito dopo, e i due sono collegati. In un'America che sta vivendo una turbo-ripresa economica, un vero e proprio boom, proprio New York è rimasta un po' indietro. I segni della ripresa ci sono anche qui - i ristoranti strapieni, il traffico impazzito, gli aeroporti al collasso - ma non bastano.

Mentre nel resto degli Stati Uniti si sono già recuperati i due terzi dei posti di lavoro persi nella recessione dell'anno scorso, New York ne ha ritrovati solo la metà. La Grande Mela dipende troppo da settori come turismo e spettacolo, che ancora non hanno ritrovato i livelli di due anni fa. I moderati alla Adams hanno buon gioco a dire che se non torna a regnare l'ordine pubblico, molti decideranno di costruirsi il futuro altrove, e troppi negozi o piccole imprese lasceranno le saracinesche abbassate per sempre.