di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 11 agosto 2023
Gli attivisti del “Cop watching” inseguono ovunque i poliziotti “armati” di cellulare. Gli agenti sono diventati più rispettosi dei diritti dei cittadini, ma anche più timorosi. Cop watching, l’impegno di attivisti che riprendono gli interventi della polizia per documentare possibili abusi o usi eccessivi della forza, negli ultimi anni si è talmente diffuso negli Stati Uniti da diventare una piccola industria. Quelli che un tempo si presentavano come citizen journalist, cittadini che, armati di smartphone, riprendevano e ritrasmettevano eventi ai quali era capitato loro di assistere, sono diventati attrezzatissimi professionisti dell’appostamento: scelgono gli incroci nei quali stazionano le pattuglie della polizia e quando una vettura viene fermata saltano fuori riprendendo il colloquio tra agente e guidatore.
A volte intervengono avvertendo il cittadino che in certe circostanze ha il diritto di non fornire le sue generalità, i più audaci non indietreggiano nemmeno quando il poliziotto, irritato, dice loro di levarsi di torno minacciando l’arresto. Diverbi e tintinnio delle manette fanno impennare l’audience sui social media: il Washington Post ha calcolato che cop watcher di successo come Paul Reyes e Chris Ruff, capaci di gestire canali su YouTube, riescono a guadagnare, tra pubblicità e abbonamenti, anche 150 mila dollari al mese. Alcuni diffondono anche tutorial per illustrare ai cittadini i loro diritti davanti a un agente.
Il movimento Copwatch esiste dagli anni Novanta, ma ha preso quota nel 2014 dopo la rivolta di Ferguson dove un ragazzo nero di 18 anni, Michael Brown, venne ucciso da un agente e soprattutto dopo la morte per soffocamento di George Floyd nel 2020: la scena del poliziotto che schiaccia per vari minuti il suo ginocchio sul collo dell’inerme afroamericano, ripresa coi telefoni e ritrasmessa in tutto il mondo provocò proteste che incendiarono per settimane l’America.
Molte di queste riprese sono servite davvero a far emergere abusi di agenti violenti: un fenomeno che ha costretto i dipartimenti di polizia a “rieducare” i detective che ora indossano anche loro una telecamera. Ma quando anche l’impegno civile diventa business, arrivano gli eccessi: spesso ragazzi col telefonino cercano di provocare la reazione degli agenti.
Un paio dei watchers di maggior successo, poi, hanno precedenti penali per furti e rapine. Risultato: agenti più rispettosi dei diritti dei cittadini, ma anche più timorosi. Inseguiti ovunque da gente armata di cellulare, spesso tendono a ridurre gli interventi al minimo indispensabile. La maggioranza dei distretti denuncia carenze d’organico: molti agenti si dimettono senza attendere l’età pensionabile e, in questo clima, sono poche le nuove reclute che si presentano.










