sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Simona Siri

La Stampa, 23 gennaio 2026

Liam, cinque anni, preso dagli agenti dell’Ice nel vialetto davanti casa e poi costretto a bussare alla porta. Così un’intera famiglia di immigrati è stata deportata da Minneapolis. Una modalità che suscita sgomento. La sua foto con il cappellino blu e le orecchie di pelo - quelle che si alzano se schiacci i due cordini ai lati - sta facendo il giro del mondo, simbolo della crudeltà a cui si è spinta l’Ice, l’agenzia anti immigrazione che da un mese sta operando nell’ambito dell’operazione “Metro Surge” a Minneapolis e in tutto il Minnesota, dopo varie incursioni in altre città americane, da Los Angeles a Washington passando per Portland e ora anche per il Maine. Liam Ramos ha cinque anni e due giorni fa è stato preso da agenti incappucciati davanti al vialetto di casa e trasferito in un centro di detenzione in Texas insieme al padre Adrian. È successo a Columbia Heights, un sobborgo di Minneapolis pieno di case monofamiliari e di gente che si aiuta a vicenda.

A raccontare la sua storia è stata la maestra e i dirigenti scolastici della scuola che frequenta. Secondo Zena Stenvik, sovrintendente delle scuole pubbliche di Columbia Heights, Liam e Adrian erano appena arrivati a casa quando sono stati fermati e fatti scendere dall’auto: un agente ha poi accompagnato il piccolo fino alla porta di casa e gli ha ordinato di bussare per farsi aprire, “essenzialmente usando un bambino di cinque anni come esca”, ha dichiarato la donna. Stenvik ha aggiunto che un altro adulto che era sul luogo durante l’incidente ha implorato di potersi prendere cura del bambino per evitare che venisse portato via, ma la sua richiesta è stata respinta. Il fratello maggiore di Liam, uno studente delle scuole medie, è tornato a casa 20 minuti dopo e ha trovato il padre e il fratello scomparsi. Durante la conferenza stampa di mercoledì sera Ella Sullivan, l’insegnante della scuola materna, ha parlato con le lacrime agli occhi: “Liam è uno studente brillante. È gentile e affettuoso, e i suoi compagni di classe sentono la sua mancanza. Entra in classe ogni giorno e illumina l’ambiente con la sua presenza. Tutto ciò che desidero è che torni qui sano e salvo”. Marc Prokosch, l’avvocato che rappresenta i Ramos, ha dichiarato che la famiglia è entrata negli Usa nel dicembre del 2024 in modo legale (ovvero attraverso un punto di ingresso ufficiale), che ha una richiesta di asilo in corso e che contro di loro non c’era alcun ordine di espulsione. “La famiglia ha fatto tutto ciò che è previsto dalla legge. Non sono entrati illegalmente nel Paese. Non sono criminali”. Tricia McLaughlin, assistente segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Interna, in un comunicato ha dichiarato che quella dell’Ice è stata “un’operazione mirata” per arrestare il padre di Liam, definito da lei un “immigrato clandestino”. “Non abbiamo preso di mira un bambino” ha affermato, sostenendo che Adrian “è fuggito a piedi, abbandonando il figlio” che a quel punto è stato preso in carico da uno degli agenti e che la decisione di prendere entrambi è stata del genitore. “Ai genitori viene chiesto se desiderano essere rimpatriati insieme ai figli, altrimenti l’Ice affida i bambini a una persona di fiducia indicata da loro”, ha spiegato.

La storia di Liam non è l’unica, ci sono altri casi di minori arrestati dall’Ice in questi giorni a Minneapolis. Sempre martedì, una studentessa di 17 anni è stata prelevata dalla sua auto da agenti armati e mascherati e portata via. In un altro caso, risalente al 14 gennaio, alcuni agenti si sono introdotti con la forza in un appartamento e hanno arrestato un’altra studentessa anni e sua madre, per poi trasferire entrambe in Texas. Un quarto caso riguarda una bambina di 10 anni, prelevata mentre andava a scuola, accompagnata dalla madre. La sovrintendente ha raccontato che la bambina ha chiamato il padre durante l’arresto dicendo che gli agenti dell’Ice l’avrebbero accompagnata a scuola, ma quando il padre è arrivato a scuola, ha scoperto che sia la figlia che la moglie erano state portate via. Alla fine della giornata scolastica, si trovavano entrambe in un centro di detenzione, anche loro in Texas.

Da quando l’Ice è arrivato a Minneapolis, le loro operazioni si sono fatte ogni giorno più violente, così come gli scontri con i cittadini che da settimane protestano. “Gli agenti si aggirano nei nostri quartieri, circondano le nostre scuole, seguono i nostri autobus, entrano nei nostri parcheggi e portano via i nostri ragazzi”, ha dichiarato Stenvik. “Perché arrestare un bambino di 5 anni?”, ha chiesto in modo provocatorio la donna nel tentativo di mettere in luce l’ipocrisia dell’Ice la cui missione dovrebbe essere quella di rimuovere “il peggio del peggio”, come dice Donald Trump, “pericolosi criminali e assassini”. Cosa che quel bambino di cinque anni, Liam, sicuramente non è.