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di Marina Catucci

Il Manifesto, 25 ottobre 2025

L’ultima trovata della Sicurezza nazionale: materiali della marina militare e 10 miliardi di fondi federali. Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, Dhs, attraverso la marina, sta stanziando 10 miliardi di dollari per facilitare la costruzione di una rete di centri di detenzione per migranti sparsa in tutti gli Stati Uniti. Ad affermarlo è la Cnn che cita delle sue fonti, secondo le quali l’accordo con la marina servirebbe a velocizzare la costruzione dei centri, visto che l’amministrazione Trump sta lavorando per arrestare “un numero record di migranti” per i quali avrà bisogno di maggiori spazi di detenzione.

La costruzione di alcune di queste strutture dovrebbe iniziare già il mese prossimo. Secondo le fonti della Cnn l’obiettivo è che le strutture ospitino fino a 10mila persone ciascuna, e si prevede che saranno costruite in Louisiana, Georgia, Pennsylvania, Indiana, Utah e Kansas. È probabile che questi nuovi centri di detenzione saranno costituiti principalmente da tende e che potrebbero essere basate su strutture preesistenti di proprietà della marina. Il Dhs ha usato spesso delle “strutture morbide” per gestire l’afflusso di migranti, e l’aumento degli arresti per immigrazione ha fatto aumentare la richiesta di spazi di detenzione per trattenere le persone in attesa di procedure legali e, potenzialmente, di espulsione. L’Immigration and Customs Enforcement, Ice, che a sua volta utilizza le carceri locali per trattenere le persone che arresta, ha già finanziato circa 41mila posti letto per ospitare temporaneamente i detenuti. Il responsabile delle frontiere della Casa Bianca, Tom Homan, ha dichiarato di voler raddoppiare questo numero, e di volerlo fare in fretta. Gli Stati Uniti si sono trovati a gestire un’emergenza carceri auto indotta, che va ad appoggiarsi al cronico sovraffollamento delle prigioni Usa, che aveva portato ad appaltare ai privati la costruzione e la gestione dei penitenziari.

A luglio l’Ice ha ottenuto dal Congresso dei finanziamenti aggiuntivi per 45 miliardi di dollari per la costruzione di nuove strutture di detenzione. Una di queste strutture è stata costruita presso la base militare di Fort Bliss, in Texas e, secondo quanto riferito, viola decine di standard federali sulla detenzione. D’altronde quando si va di fretta non si può andare troppo per il sottile, e i numeri degli arresti dei migranti si vanno ad aggiungere a quelli dei fermi degli americani che protestano per l’invio della Guardia nazionale e delle retate dell’Ice. Portland in testa.

Parlando dalla Casa Bianca Trump ha promesso che “si prenderà cura” di Portland dove, secondo lui “tutto sta bruciando fino alle fondamenta. È più un’insurrezione che altro”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso di Trump è stata la protesta dei 45 membri dei Portland Sage Singers, in coro di cantanti Lgbtq dai 55 anni in su, il più anziano dei quali ha 90 anni. I cantanti, vestiti con dei poncho impermeabili rosa, si sono ritrovati di fronte alla sede dell’Ice di Portland per cantare canzoni di protesta. Questo a Trump è sembrato davvero troppo, ed ha rinnovato la promessa-minaccia di inviare la Guardia Nazionale nella facinorosa Portland.

La cosa non è scevra di conseguenze. Mentre scriviamo i giudici federali di Portland e di Washington, D.C. stanno tenendo udienze proprio sulle battaglie legali relative all’invio di truppe della Guardia nazionale, con Trump che cerca di ampliare il più possibile quello che era un uso raro dell’esercito per scopi interni. A Portland, gli avvocati del Dipartimento di giustizia hanno chiesto alla giudice Karin Immergut, nominata da Trump, di revocare il secondo dei suoi due ordini che limita i tentativi di inviare le truppe in città.

Immergut aveva emesso due diverse ordinanze restrittive temporanee, bloccando l’uso della Guardia Nazionale dell’Oregon, e successivamente estendendo il divieto a tutte le unità federalizzate provenienti da altri Stati, come la California e il Texas, con cui Trump aveva tentato di aggirare l’ordine. La nona Corte d’Appello ha sospeso la prima ordinanza restrittiva, dando ragione a Trump e consentendo il dispiegamento delle truppe della Guardia nazionale dell’Oregon. Resta da decidere il destino della seconda ordinanza.