di Massimo Teodori
Corriere della Sera, 26 agosto 2019
La procedura di revisione costituzionale, che deriva dal compromesso originario tra il potere federale e i diritti degli Stati, è oggi del tutto improbabile per i rapporti di forza tra i partiti in campo.
La minaccia di Donald Trump di cancellare la legge dello Ius Soli, l'automatica cittadinanza degli Stati Uniti per i bambini che nascono sul territorio americano, non è altro che un messaggio propagandistico volto ad eccitare l'elettorato fedele al Presidente nazionalpopulista, senza tuttavia perseguire alcun effetto sulla legislazione federale. Il XIV emendamento costituzionale, che ha istituito lo Ius Soli nel 1868 all'indomani della abolizione della schiavitù nella Guerra civile, non può essere revocato se non con un altro emendamento eguale e contrario come avvenne nel 1933 con un emendamento che annullava il proibizionismo decretato nel 1919.
La procedura di revisione costituzionale, che deriva dal compromesso originario tra il potere federale e i diritti degli Stati, è oggi del tutto improbabile per i rapporti di forza tra i partiti in campo. Infatti, per riformare la Costituzione è necessaria la maggioranza dei sue terzi in entrambe le camere del Congresso, quindi occorre che i tre quarti delle assemblee legislative o delle convenzioni costituzionali degli Stati ratifichino il nuovo emendamento entro i successivi sette anni.
La verità dell'improvvisa dichiarazione di Trump, che ha definito "ridicolo" lo storico diritto di cittadinanza per nascita in vigore da un secolo e mezzo, sta nel fatto che il Presidente nell'ultimo anno del mandato ispira la sua propaganda ai vecchi canoni di quel nativismo che ebbe il suo quarto d'ora di successo alla fine dell'Ottocento, nella stagione dell'immigrazione di massa per fare fronte allo straordinario sviluppo industriale della nazione. Era la tendenza che allora istigava i "bianchi anglo-sassoni protestanti" (Wasp) a combattere gli immigrati in gran parte cattolici o israeliti, allora provenienti dall'Europa centrale e meridionale, i quali nelle città della costa atlantica contrastavano il predominio elettorale dei protestanti.
Oggi il nativismo con risvolti xenofobici, di cui Trump è l'interprete, indirizza la foga anti-immigranti contro gli ispanici che entrano dalla frontiera messicana e si insediano negli Stati del Sud-Ovest (California, Texas, Arizona, Colorado, New Mexico) che fino al 1848 appartenevano al Messico.
La popolazione bianca tradizionalista per lo più extra-urbana, giovani e vecchi, uomini e donne, ricchi e poveri, che respinge la società pluralistica e vota massicciamente per Trump (definito perciò il primo "presidente bianco"), teme che gli ispanici, che sono già la prima minoranza etnica con il 16% della popolazione, scalzino numericamente la maggioranza dei bianchi nei grandi e ricchi Stati del Sud-Ovest (California e Texas) grazie alla massiccia immigrazione, legale e illegale, dall'America centrale e al tasso di crescita demografica dei latinos doppio della media nazionale. Di qui, dopo il "Muro" eretto a simbolo della resistenza dei bianchi, si aggiunge ora un altro totem del nativismo, lo Ius Soli.










