di Alberto Simoni
La Stampa, 19 gennaio 2025
Subito una settimana di caccia straordinaria agli illegali, il via martedì. La promessa della “grande deportazione” inizierà a prendere forma 24 ore dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Da martedì circa 150 agenti dell’ICE (Immigration and Costums Enforcement) saranno impegnati a Chicago nell’Operation Salvaguard. Durerà circa una settimana durante la quale i federali cercheranno gli immigrati illegali per espellerli dal Paese. L’ICE conduce deportazioni di routine negli Stati Uniti, quello che però cambia la dinamica è che l’agenzia ha potenziato gli sforzi per questa operazione che è direttamente legata all’inaugurazione del presidente Trump e al suo messaggio anti-immigrati illegali su cui ha costruito la campagna elettorale.
A dare la notizia della Operation Salvaguard è stato per primo il Wall Street Journal che sottolinea come il blitz di Chicago sarà poi ripetuto in altre città come Denver, New York e Miami. Sono città definite “santuario”, dove la polizia rifiuta di consegnare agli agenti federali dell’ICE gli immigrati in custodia. Al New York Times il portavoce della polizia di Chicago ha detto che il dipartimento “non interferirà con le operazioni degli agenti federali”, ma continuerà a non documentare “lo status migratorio e non condividerà informazioni con l’ICE”.
Trump ha promesso di condurre “deportazioni di massa”. Nel mirino ci sono circa 11 milioni di immigrati illegali. Lo zar per l’immigrazione e già capo dell’ICE ai tempi di Barack Obama, Tom Homan, aveva anche detto che non esiterà a deportare i genitori di bambini nati negli USA che sono entrati illegalmente nel Paese e qui magari vivono da anni.
L’operazione ha una evidente valenza “elettorale”. Più difficile, notano gli esperti, sarà per Trump continuare su questo percorso poiché ci sono ostacoli finanziari e logistici. A partire dalla mancanza di personale per individuare tutti gli illegali. Si pensi che nel 2019 Trump lanciò un blitz contro duemila persone per dimostrare la sua linea dura contro l’immigrazione, appena 35 vennero arrestati durante l’operazione.
In totale nel 2019 l’ICE deportò 267mila persone, il picco nei quattro anni di Trump; ma un numero decisamente inferiore ai 400mila che in un solo anno furono espulsi durante l’Amministrazione Obama. Fra la raffica di decreti esecutivi che Trump firmerà il primo giorno da presidente - si stimano siano un centinaio fra nuove proposte e cancellazioni di alcune politiche di Biden, come lo stop alle trivellazioni in alcune zone dell’Oceano Atlantico - la maggior parte sarà legata all’immigrazione.
A dimostrazione di quanto il tema è cruciale per la nuova Amministrazione, lunedì sarà approvato dal Senato il Laken Riley Act. È una legge - intitolata a Laken Riley, studentessa della Georgia uccisa da un immigrato illegale venezuelano - che obbliga gli agenti federali dell’Homeland Security ad arrestare i clandestini che non solo si macchiano di crimini violenti ma anche di furti e rapine. Gli Stati hanno la possibilità di fare causa al Dipartimento per la Sicurezza interna se non ottempererà ai nuovi obblighi. Venerdì il Senato ha approvato gli ultimi emendamenti con il voto di dieci democratici. La legge tornerà alla Camera - che l’aveva già approvata ma che ora deve rivederla alla luce delle modifiche. Era stato il precedente Congresso ad avviare l’iter, ma solo con il cambio di maggioranza dai democratici ai repubblicani c’è stata un’accelerazione. E la legge - ulteriore stretta contro i cittadini non americani - potrebbe essere quindi la prima che cade sotto il cielo della nuova Amministrazione repubblicana.
Il fatto che dieci democratici si siano schierati con la maggioranza trova un riflesso in un sondaggio New York Times/Ipsos pubblicato sabato. Emerge che oltre la metà del Paese appoggia il piano di Trump per deportare chiunque viva negli Stati Uniti senza autorizzazione.










