di Alberto Simoni
La Stampa, 13 aprile 2025
A riferirlo al Washington Post sono alcuni funzionari. Si lavora con almeno 30 Paesi affinché ospitino gli immigrati che non sono loro cittadini. Un milione di immigrati illegali da deportare nel 2025. L’Amministrazione Trump avrebbe indicato l’obiettivo, assai ambizioso, per superare nettamente il “record” di Obama che espulse 400mila persone nel 2016. A riferirlo al Washington Post sono alcuni funzionari che però non hanno dettagliato come l’Amministrazione intenda fare e nemmeno quale è la contabilità alla base dell’obiettivo. Al momento sembra una missione assai difficile per la carenza di fondi, di personale e soprattutto per il fatto che la maggior parte degli immigrati hanno il diritto che sia un giudice a deliberare sul loro status e sull’eventuale deportazione.
Ma il piano è comunque in fase avanzata e l’architetto è Stephen Miller, consigliere per la politica domestica e punto di riferimento per le politiche sull’immigrazione. Una delle strategie prese in considerazione è trovare un modo per espellere rapidamente 1.4 milioni di immigrati già con foglio di via ma che vengono rifiutati dal paese di appartenenza. Si sta lavorando - spiegano le fonti al quotidiano della capitale - con almeno 30 Paesi affinché ospitino gli immigrati che non sono loro cittadini. È un’operazione, tuttavia, complessa e che finora non ha prodotto risultati tali da lasciare ipotizzare di raggiungere la cifra di 1 milione di espulsioni.
Anche perché ogni caso va trattato singolarmente e i tempi non sono rapidi. A complicare gli sforzi è inoltre la mancanza di fondi. Nella bozza di budget federale approvata giovedì dal Congresso c’è uno stanziamento ulteriore per il potenziamento dei controlli alla frontiera meridionale oltre che un aumento del personale e dello staff per le deportazioni. Ma le cifre non sarebbero, secondo gli esperti, tali da poter raggiungere l’obiettivo.
La portavoce del Dipartimento per la Homeland Security Tricia McLaughlin, ha comunicato che a fine marzo le deportazioni superavano quota 100mila anche se il numero è una combinazione fra gli arresti negli Usa e anche i divieti di ingresso comminati agli immigrati negli aeroporti e nei posti di frontiera di terra e mare. L’Amministrazione, intanto, si trova alle prese con il caso del cittadino del Salvador residente in Maryland erroneamente deportato. Si tratta di Kilmar Abrego Garcia mandato in Salvador il 15 marzo nonostante un ordine di restrizione che ne impediva il trasferimento.
Venerdì Paul Xinis, giudice distrettuale di Washington, ha chiesto agli avvocati del Dipartimento di Giustizia di rivelare il luogo dove è detenuto l’uomo e di aggiornare quotidianamente la corte e quindi garantire il suo rientro negli Stati Uniti. La sentenza giunge all’indomani della decisione della Corte suprema che ha confermato l’ordine di Xinis di “facilitare ed effettuare” il rientro di Abrego Garcia riconoscendo però che il termine “effettuare” non è chiaro e potrebbe andare oltre l’autorità del tribunale. Donald Trump, comunque, dall’Air Force One venerdì sera ha risposto che, se la Corte suprema gli chiederà di riportare negli Usa l’uomo, rispetterà l’ordine.
Abrego Garcia è un immigrato del Salvador, vive in Maryland con regolare permesso di lavoro dal 2019 ed è stato deportato per un errore. L’udienza di venerdì è stata drammatica. La giudice Xinis ha chiesto all’avvocato del Dipartimento di Giustizia, Drew Ensign, dove si trovasse l’uomo. “È inquietante che il governo nemmeno dica dove si trova”, ha detto a Ensign aggiungendo che “il suo cliente (il Dipartimento di Giustizia, ndr) non ha fatto nulla per facilitare il suo ritorno”.
Abrego Garcia è stato arrestato dalla US Immigration and Costume Enforcement (ICE) il 12 marzo. È stato interrogato sulle presunte affiliazioni con la gang criminale MS-13. Tre giorni dopo è stato caricato su uno dei tre voli diretti in Salvador con a bordo esponenti della MS-13 e anche del gruppo criminale venezuelano Tren de Aragua. Alcuni dei deportati non avevano però precedenti criminali.
Secondo i gruppi per i diritti umani e I democratici l’Amministrazione Trump sta violando i diritti degli stranieri ad avere un processo regolare. Citano non solo il caso di Abrego Garcia e di molti venezuelani ma anche gli sforzi per deportare studenti universitari negli Usa con regolare visto o green card (permesso di residenza) per aver partecipato a manifestazioni pro-Palestina.
In questa spirale è ad esempio finito Mahmoud Khalil, passaporto algerino e green card americana che si è diplomato alla Columbia University. È stato arrestato con l’accusa di rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale avendo partecipato e organizzato manifestazioni pro-Palestina nel campus di New York. Venerdì sera un giudice della Louisiana ha dato ragione all’Amministrazione ammettendo la deportazione. Il caso non è chiuso e gli avvocati di Khalil potranno ricorrere. I suoi legali hanno tempo sino al 23 aprile.











