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di Alessandra Muglia

Corriere della Sera, 16 febbraio 2025

Ma le ong: “Stiamo sospendendo comunque i programmi”. Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi: “È troppo rischioso spendere senza avere la certezza legale che i costi saranno riconosciuti”. Arriva una prima incoraggiante vittoria per le organizzazioni umanitarie colpite dai tagli di Musk & Trump: un giudice federale ha sospeso il blocco agli aiuti esteri americani: l’amministrazione Usa “non è riuscita a giustificare lo straordinario danno causato da questa sospensione su larga scala”, è la motivazione dell’ordinanza firmata ieri da Amir Ali, giudice distrettuale di Washington. Ali ha stabilito dunque che deve ripartire il finanziamento di tutti i contratti, le sovvenzioni e i prestiti che erano in essere prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca.

“Non c’è nulla di arbitrario e capriccioso nel fatto che le agenzie esecutive conducano una revisione dei programmi - ha spiegato il giudice -. Ma non è stata offerta alcuna spiegazione sul perché la revisione dei programmi, molti dei quali di lunga data e in corso in base a termini contrattuali, abbia richiesto una sospensione immediata e totale degli aiuti esteri stanziati”.

A contestare in tribunale questo ordine esecutivo di Trump è stato un gruppo di beneficiari dei finanziamenti, che hanno fatto leva sul fatto che il governo non ha l’autorità di sospendere del tutto i finanziamenti già stanziati dal Congresso. “Le aziende stanno chiudendo, licenziando i dipendenti... il cibo sta marcendo, i farmaci stanno scadendo”, ha riferito l’avvocato Stephen Wirth durante l’udienza.

Il congelamento degli aiuti sta mettendo in pericolo la vita di milioni di bambini e delle loro famiglie nei fronti caldi della Terra, avvertono anche in Italia diverse ong impegnate all’estero. E la revoca temporanea dello stop agli aiuti Usa decisa dal giudice potrebbe non bastare a invertire questo pericoloso trend. “La stragrande maggioranza delle organizzazioni sta sospendendo comunque i programmi perché è troppo rischioso spendere senza avere la certezza legale che i costi saranno riconosciuti - dice al Corriere Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi - Quella che stiamo affrontando non è solo una crisi economica, ma anche una crisi di solidarietà. Il rischio è un ritorno a una politica globale di disimpegno, che abbandona intere popolazioni al loro destino”. L’organizzazione umanitaria nata a Bergamo e presente in 23 Paesi ha dovuto sospendere in Pakistan le attività rivolte alle comunità colpite dalle inondazioni e interrompere i contratti a una 40 quarantina di collaboratori.

Le équipe di Medici senza Frontiere riferiscono della chiusura di alcune cliniche in Sudafrica e avvertono che nella Repubblica Democratica del Congo è a rischio il modello di maggior successo di distribuzione di famaci antiretrovirali contro l’Hiv, quelli gestiti dalla comunità. “Nonostante una deroga limitata che copre alcune attività, i nostri team stanno vedendo persone che hanno già perso l’accesso alle cure salvavita e non sanno se o quando il loro trattamento continuerà” segnala la direttrice generale Avril Benoît. Msf non riceve finanziamenti dal governo Usa ma molte delle sue attività dipendono da programmi che sono stati interrotti.

Anche Medici del Mondo (400 progetti in oltre 70 Paesi) parla di “grave impatto” su molti dei suoi progetti tesi a favorire l’accesso alle cure sanitarie. In Siria, dove dopo la caduta di Assad, l’aiuto umanitario è essenziale per ricostruire il Paese e supportare i civili che tornano a casa dopo 13 anni di conflitto, “abbiamo già dovuto chiudere 12 dei 17 nostri centri nel nord, una regione devastata da anni di guerra e dal grande terremoto del 2023. Qui milioni di abitanti dipendono dagli aiuti sanitari esterni” osservano.

Sempre più critica la situazuone anche in Congo, che sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie della sua storia con un sistema sanitario fragile dopo decenni di instabilità. “Nel Sud Kivu oltre 600.000 persone, tra cui donne e bambini, dipendono dal nostro progetto finanziato dagli Stati Uniti per accedere a servizi sanitari essenziali, tra cui cure materne, nutrizione, accesso all’acqua potabile, igiene e protezione. L’interruzione di questo progetto significa tra l’altro che le persone che hanno subito violenze sessuali non riceveranno più supporto psicosociale”. È di ieri la denuncia di Unicef per stupri e abusi verso minori compiuti da uomini armati nel Nord e Sud Kivu, “a livelli che superano qualsiasi cosa abbiamo visto negli ultimi anni”.