di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 22 settembre 2025
Marco Malvaldi si chiede: possono giudici e magistrati permettersi di ignorare la statistica nel decidere per una condanna o un’assoluzione? “Una condanna viene disposta quando la colpevolezza dell’imputato è dimostrata “al di là di ogni ragionevole dubbio”; ma il significato della parola “ragionevole” non è univoco”. Ecco. Comincia da qui il viaggio di Marco Malvaldi nella costruzione, chiamiamola così, della colpevolezza e dell’innocenza. Proprio lui, il chimico scrittore che ha firmato i fortunati Romanzi del BarLume, si prende la briga di entrare nel territorio della Giustizia e inoltrarsi, armato di calcolo probabilistico, lungo i percorsi accidentati delle prove, degli indizi, delle testimonianze, della credibilità.
Lo fa con un libro sorprendente (Cortina Editore) che si intitola “Se fossi stato al vostro posto”, sottotitolo: “Ragionevole dubbio e matematiche risoluzioni”. Un viaggio nel calcolo statistico attraverso il quale decodifica la narrazione di processi, sentenze e indagini in un alternarsi di esempi e paradossi tratti quasi sempre da fatti reali.
Malvaldi segue le intuizioni di Edgard Allan Poe che, nel 1842, studiò atti e resoconti dell’omicidio di Mary Cecila Rogers e ne fece un romanzo poliziesco (Il mistero di Marie Roget) per dimostrare “come il ragionamento logico-deduttivo e la teoria delle probabilità possano aiutare a ricostruire correttamente un fatto criminoso”. La domanda chiave del libro è: possono giudici e magistrati permettersi di ignorare la statistica nel decidere per una condanna o un’assoluzione? La riposta di Malvaldi è ovviamente no.
“Conoscere la statistica per un giudice è una questione di responsabilità”, scrive, ignorarla “significa avere una conoscenza parziale del mondo”. Un esempio di immediata comprensione: troviamo il prato bagnato; che probabilità c’è che abbia piovuto? Non ne siamo sicuri. Chiediamo in famiglia, al vicino: nessuno ha bagnato. Cresce la probabilità che abbia piovuto ma non è certezza. Immaginiamo uno scherzo.
“Il fatto è che gran parte delle nostre domande riguarda il passato, non modificabile e non completamente ricostruibile”, ragiona Malvaldi. “Potremmo inventarci modi implausibili e assurdi, ma non impossibili, per spiegare il prato bagnato”. Qui la domanda è: avendo misurato un dato esito, che probabilità abbiamo che sia vera la nostra ipotesi? La risposta della statistica aiuta la ricostruzione della realtà. Questo è il senso del libro di Malvaldi.











