di Piero Ignazi*
Il Domani, 22 maggio 2025
Sul tema la società civile italiana, come ai tempi del divorzio e dell’aborto, è molto più avanti rispetto ai governanti. La stessa Corte costituzionale è intervenuta ben quattro volte per dirimere tutte le questioni sorte in merito a una legislazione carente. Ma la maggioranza fa ostruzione, anche per le sue divisioni interne. Di chi è la mia vita? Questo è l’interrogativo essenziale di cui scriveva anni fa Roberto Escobar a proposito del caso di Eluana Englaro. Un caso che sollevò tanta passione emotiva e politica per la ferocia, questa sì mortifera, con cui la destra voleva impedire una fine degna a una vita già spenta da decenni. Ora siamo tornati a quel punto, perché in Italia raramente si fanno passi in avanti: si è condannati a eterni ritorni. Basti pensare a come l’essenza del fascismo, la sua pulsione autoritaria e nazionalista, stia tornando a infettare la società dopo un secolo.
Un “diritto civile” - Per un impasto tradizionalista clericale, la destra, che di questi sentimenti si nutre - anche ma non solo altrimenti non ci spiegheremmo la sua presa - fa ostruzione a ogni tentativo di normare quello che l’opinione pubblica considera un “diritto civile”: il diritto a una morte serena senza patimenti terribili e infiniti. Del resto, per tornare all’interrogativo inziale, chi deve prendere una decisione sulla nostra vita, sull’alfa e l’omega dell’esistenza? C’è una autorità suprema che ha il diritto di definire i nostri destini ultimi? Per chi crede nel Dio dei cattolici è proprio a questa entità suprema e ultraterrena che si rimanda la decisione finale. Le nostre vite sono nelle mani del Signore recita una antica sentenza popolare. A nessuno viene in mente di sottrare al destino e allo scorrere del tempo l’arrivo della grande falciatrice - ovviamente per chi ha fede.
Per gli altri il discorso non può che rimandare a un’etica laica, terrena. Su questo punto si scontrano due visioni del mondo che hanno marcato la storia dell’Occidente nei secoli. Da un lato il libero arbitrio con il suo corollario di autonomia del pensiero e quindi di scelte individuali su ogni piano, e dall’altro il controllo dall’alto della vita delle persone da parte di una autorità suprema e intangibile. Che per secoli è stata identificata nella chiesa e poi, con la modernità, nello stato. E il peggio è arrivato quando religione e stato si sono intrecciati. Lo abbiamo visto nella storia, ma lo vediamo ancora oggi, ad esempio in Iran e in Israele, dove la forza dello stato si fonda sul richiamo alla religione.
Stato e religione - La società civile italiana, come ai tempi del divorzio e dell’aborto, è molto più avanti rispetto ai governanti. Tutte le inchieste rivelano una netta maggioranza a favore della libertà di scelta per il fine vita. La stessa Corte costituzionale è intervenuta ben quattro volte per dirimere tutte le questioni sorte in merito ad una legislazione carente su questo tema, e conseguentemente ha sollecitato il parlamento a intervenire. Ma la maggioranza fa ostruzione, anche per le sue divisioni interne: e la posizione aperturista del presidente leghista del Veneto, Luca Zaia, lo mette bene in luce. Potrebbe essere forse di stimolo per sbloccare lo stallo in parlamento la discussione molto civile che si svolge in questi giorni all’Assemblea nazionale francese pur nella divisione trasversale delle sensibilità. Anche in Francia si ricalcano sostanzialmente i requisiti già messi in evidenza dalla sentenza della nostra Corte costituzionale: patologie irreversibili, sofferenza fisica o psicologica non tollerabile , sostegno vitale assicurato da trattamenti insostituibili non solo meccanici, capacità di decisione autonoma.
La libertà individuale - Con il suo boicottaggio il governo non solo si allontana, anche su questo, dalle sensibilità maturate nell’opinione pubblica, ma evidenzia anche un bel cortocircuito rispetto alle posizioni No-vax che aveva difeso a spada tratta negli anni della pandemia, e che tuttora persegue. La destra allora era insorta contro le iniziative di protezione dal virus della collettività in nome di una supposta libertà individuale. Ora nega alla radice la libera scelta. Mentre le limitazioni durante la pandemia servivano a non mettere in pericolo altri, nel caso del fine vita la decisione dell’individuo non riguarda altri che sé stesso. Ma allora, ancora una volta, di chi è la mia vita?
*Politologo











