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di Gianluca Amadori

legalitaetica.org, 30 luglio 2026

L’amministrazione penitenziaria, e dunque lo Stato, ha un preciso obbligo di vigilanza e controllo sulla salute, sull’incolumità fisica e sulla sicurezza dei detenuti ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 230 del 1999. Lo ha ribadito il Tribunale civile di Roma in una importante sentenza (la numero 11469 del 2026) con la quale il ministero della Giustizia è stato condannato a risarcire i familiari di un uomo, con problemi di tossicodipendenza, morto dietro le sbarre per aver assunto alcuni farmaci in maniera impropria: a loro ha liquidato complessivamente circa 700mila euro, a ristoro del danno non patrimoniale conseguente a perdita di legame familiare. La decisione di primo grado potrà essere impugnata in appello ma, nel frattempo, è provvisoriamente esecutiva e, di conseguenza, la somma dovrà essere corrisposta, nelle quote stabilite dal giudice, a genitori, fratelli, coniuge separata e figlio, tutti assistiti dall’avvocato Daniele Grasso di Chioggia.

Il Tribunale ha stabilito un importante principio: l’amministrazione penitenziaria ha l’obbligo di vigilare sulla corretta assunzione di farmaci che vengono consegnati ai detenuti. La vicenda ricostruita dal giudice risale alla primavera del 2020, ed è avvenuta nel carcere romano di Rebibbia. Il 5 maggio, l’uomo lamentò dolori di stomaco e gli fu consegnato del Buscopan che, assunse in modo improprio: sottoponendolo prima a pirolisi e poi inalandolo. Successivamente assunse anche un farmaco antipsicotico che era nella disponibilità di un compagno di cella. Nella notte si manifestarono i primi sintomi intossicazione: morì la mattina del 6 maggio. A dare l’allarme furono i compagni di cella a causa di intossicazione acuta da scopolomina.

Secondo il Tribunale vi fu una duplice omissione da parte del personale del carcere, che non controllò le modalità di assunzione del farmaco consegnato al detenuto, e non effettuò quella sera alcun controllo nella cella, dal quale sarebbero potute emergere prima le sue peggiorate condizioni di salute. Quella del Tribunale di Roma non è la prima sentenza che riconosce gli obblighi dello Stato nei confronti dei detenuti, ma affronta un tema nuovo, relativo all’assunzione di farmaci. In passato la Cassazione ha riconosciuto la responsabilità dell’amministrazione per un’overdose dietro le sbarre, e la Corte europei dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per non aver assicurato le cure sanitarie necessarie a persone ristrette in carcere.