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di Giuseppe Legato


La Stampa, 31 luglio 2021

 

Il sostituto procuratore della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria: "Il doppio binario per i reati gravi non serve. Il provvedimento rischia la bocciatura della Corte europea". "Vuole sapere francamente come la penso? Siamo di fronte a un compromesso politico al ribasso nel tentativo di accontentare tutti. Ed è una grave occasione mancata per una riforma complessiva del sistema. Preciso fin da subito che il doppio binario per i reati più gravi (mafia, terrorismo, etc. ndr) non solo non basta, ma non è nemmeno utile". Stefano Musolino, magistrato in forza alla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, è da pochi giorni il nuovo segretario di Magistratura Democratica. Con una linearità quasi impietosa analizza i punti critici del testo della riforma della giustizia in discussione in Parlamento. Con una premessa: "Una riforma del processo penale è ineludibile, ma non era questo che ci aspettavamo".

 

Delusi dalla ministra Cartabia?

"Diciamo che confidavamo nel fatto che la ministra Cartabia avesse una maggiore capacità di interlocuzione che gli veniva dalla sua qualità tecnico-professionale. Credevamo che con il suo background, noto a tutti, potesse avere l'autorevolezza di imporsi con maggiore decisione, portando in porto molte buone innovazioni contenute nella proposta della Commissione Lattanzi".

 

Dottor Musolino, perché non basta "salvare" i processi per mafia e terrorismo dalla tagliola della prescrizione?

"Perché si tratta, per la maggior parte, di reati per cui celebriamo processi con imputati in custodia cautelare, con stringenti termini di fase che impongono, di per sé, l'accelerazione di quei processi".

 

Il doppio binario dunque non serve?

"Non credo proprio ed inoltre, le valutazioni di gravità dei reati sono state già messe a dura prova dalla Corte Costituzionale, per altre fattispecie processuali. Nella situazione data, definire una categoria di reati più gravi di altri è un mero esercizio di stile, funzionale a garantirsi un compromesso minimo, senza risolvere i problemi della giustizia".

 

Quindi, per sintetizzare, i processi di mafia e terrorismo si sarebbero celebrati comunque anche senza le modifiche prospettate?

"Esattamente".

 

Pare di cogliere che vi aspettaste più coraggio...

"Credevamo fortemente che non si arrivasse a un compromesso, volto ad accontentare le parti politiche".

 

Su cosa si sarebbe dovuto intervenire allora?

"I temi sono tanti. Ma la depenalizzazione, ad esempio, è uno dei perni su cui si segna una riforma autentica. Se invece di fronte alla verifica dell'impossibilità di gestire il carico penale attuale, su cui certo bisogna intervenire, si arriva a prevedere dei criteri di priorità, è una sconfitta. Al fondo vi è l'inefficienza del sistema sanzionatorio amministrativo che andrebbe riformato per consentire l'efficace trattazione di fattispecie meno gravi che ingolfano il processo penale. Si trovano così soluzioni provvisorie e precarie, senza una prospettiva di autentica innovazione".

 

Torniamo al doppio binario. Molti suoi colleghi sottolineano l'incombente ingiustizia per le parti offese dei processi per reati non contemplati. In soldoni: molte vittime di reati rischiano di non avere giustizia nel troncone penale. Cosa pensa?

"È un tema ineludibile ed è una delle maggiori criticità dell'impianto di riforma proposto. Penso, ma solo per fare un esempio concreto, alla strage di Viareggio, ma domani alla tragedia della funivia del Mottarone".

 

Ilaria Cucchi ha detto che con questa riforma suo fratello Stefano non avrebbe avuto mai giustizia. È così?

"E infatti il reato di tortura non è contemplato al momento nel doppio binario".

 

Quindi la signora Cucchi ha ragione?

"Purtroppo sì. E vorrei dire che un'indagine su questa fattispecie di reato è molto complessa. Sono fatti difficili da accertare entrando in gioco la mancata tutela di un cittadino inerme nelle mani di uomini dello Stato. Più articolata è l'indagine, va da sé, più tempo necessita per addivenire all'accertamento della verità".

 

Può farci altri esempi di reati a rischio ghigliottina?

"Per citarne due, ma sono diversi: le responsabilità per i morti sul lavoro, le bancarotte particolarmente gravi. Invece ci sono altri casi in cui la logica del doppio binario finisce per "salvare" fatti marginali "solo" perché aggravati dal metodo mafioso".

 

Altra osservazione corrente tra i suoi colleghi: lo strumento dell'improcedibilità rischia di incentivare impugnazioni dilatorie. È così?

"Il rischio esiste eccome. Il miraggio di poter fruire della causa estintiva dell'azione penale, finisca con l'incentivare le impugnazioni meramente dilatorie con il risultato di frustrare l'efficacia degli altri meccanismi acceleratori e deflattivi introdotti da altre disposizioni del disegno di legge di riforma".

 

Cosa diranno da Strasburgo?

"Se oggi ci condannano per la durata irragionevole dei processi, il rischio è che domani ci condannino per non essere stati in grado di concluderli".

 

Anche qui non si poteva seguire un'altra strada?

"Meno controindicazioni presentavano le proposte formulate dalla Commissione Lattanzi che avevamo accolto con grande speranza e che aveva immaginato un sistema imperniato su meccanismi di incentivi e disincentivi rivolti a tutti gli attori processuali, potenzialmente capaci di assicurare un risultato (la durata ragionevole del processo), senza incentivare impugnazioni a pioggia (e sempre dilatorie) che - l'esperienza insegna - sono un fenomeno esistente".