sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valentina Maglione

Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2024

Cadranno le contestazioni e si dovranno rivedere le condanne. Nuovo reato per colpire le condotte arbitrarie con contenuto patrimoniale. Addio alle contestazioni di abuso d’ufficio nei procedimenti in corso e per il futuro. E condanne definitive da rivedere. Sono queste le conseguenze che avrà l’abrogazione dell’articolo 323 del Codice penale, la norma più qualificante del disegno di legge di riforma voluto dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio: la disposizione è stata approvata in via definitiva la scorsa settimana, mentre il resto del disegno di legge attende il via libera finale da domani.

L’intenzione di intervenire sull’abuso d’ufficio è stata annunciata dal ministro già all’indomani della sua nomina. E da subito si è accesa la discussione tra chi sostiene l’opportunità di cancellare un’ipotesi di reato troppo generica, che alimenta la burocrazia difensiva e la “paura della firma”, e chi, invece, ritiene l’abuso d’ufficio un utile presidio per contrastare le condotte delittuose contro la Pa.

Si tratta di un reato già modificato a più riprese e ancora nel 2020 rivisto in senso restrittivo. Riforma che ha senza dubbio contribuito a ridurre i numeri dei fascicoli. In base ai dati del ministero della Giustizia, nel 2022 nelle procure sono sopravvenuti 3.938 procedimenti con autori noti, il 17% in meno dell’anno precedente. La Procura di Milano ha registrato 36 procedimenti iscritti con autori noti nel 2021, 30 nel 2022 e 17 nel 2023 (ma 14nel primo semestre di quest’anno). Quanto ai procedimenti pendenti, alla Procura di Milano al 1° luglio scorso erano 31 contro noti (di cui 18 iscritti nel 2023 e nel 2024), con 227 indagati (altri 79 procedimenti erano aperti contro ignoti).

Nei tribunali le iscrizioni si sono quasi dimezzate nell’arco di sei anni: nel 2022 sono stati avviati 4.198 procedimenti di fronte alle sezioni Gip/Gup contenenti il reato di abuso d’ufficio, il 47% in meno del 2016, e 316 in sede di dibattimento, il 45% in meno del 2016. Numeri in calo, quindi, ma comunque elevati, su cui resta alto il filtro della magistratura: le Procure nel 2022 hanno definito 4.481 procedimenti, nel 79% dei casi chiedendo l’archiviazione (dato in aumento, anche per il più stringente canone introdotto dalla riforma Cartabia), mentre solo in 360 casi è iniziata l’azione penale.

Attività che si riflettono sui tribunali: nel 20221e archiviazioni della sezione Gip/Gup sono state 4.137, l’87,5% dei 4.729 procedimenti definiti. Mentre sono state 20 le condanne e 22 i patteggiamenti, oltre a 33 condanne in dibattimento. Tutto questo sarà cancellato dopo l’approvazione della riforma? Non esattamente. L’abuso d’ufficio è un reato che raramente viene contestato da solo, anche perché difficile da provare, in quanto le soglie di pena previste (da uno a quattro anni) non consentono l’uso delle intercettazioni.

Spesso è accompagnato da altri reati: soprattutto dall’ipotesi di falso in atto pubblico (nell’11,5% dei casi presso le sezioni Gip/Gup e nel 31,8% nel dibattimento). I procedimenti per altri capi d’accusa proseguiranno anche dopo la riforma. Mentre, nel caso di condanne che riguardano altri reati oltre all’abuso d’ufficio, sarà necessario rideterminare la pena.

Occorrerà anche tenere conto del nuovo reato di “indebita destinazione di denaro”, che il Governo ha introdotto la scorsa settimana (è in vigore dal5 luglio). La fattispecie, recuperando alcuni aspetti della condotta dell’abuso d’ufficio, colpisce (con la reclusione da sei mesi a tre anni) il pubblico ufficiale che destina denaro o altri beni a un uso diverso da quello previsto da leggi da cui “non residuano margini di discrezionalità”. Comportamenti che finora erano inquadrati (dopo l’abolizione del peculato per distrazione) nell’abuso d’ufficio.