di Marco Mensurati
La Repubblica, 27 agosto 2019
L'Italia tarpa le ali alle vedette volanti. Da quasi un mese, Moonbird e Colibrì, i due aerei leggeri delle ong che sorvolano il Mediterraneo per avvistare i gommoni dei migranti, non possono decollare da Lampedusa né da altri scali del nostro Paese. "Le norme nazionali impongono che quei velivoli possano essere usati solo per attività ricreative e non professionali", sostiene infatti l'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile.
Qualche volo riescono ancora a farlo, ma con grande difficoltà, e partendo da aeroporti lontani, in altri Stati. Dopo la desertificazione del mare davanti alla Libia a colpi di decreti sicurezza, si rischia dunque la desertificazione del cielo. Chiunque abbia partecipato a missioni di Search and Rescue sulle navi delle ong (ieri la tedesca Lifeline ha soccorso un centinaio di migranti a 31 miglia dalla costa libica), sa quanto sia importante avere due occhi che scrutano dall'alto.
È il modo più efficace, talvolta l'unico, per individuare i gommoni e segnalarne tempestivamente la posizione ai soccorritori. Le coordinate sono trasmesse via radio dall'equipaggio di Moobird (un Cirrus Sr22 che vola per la no profit svizzera Humanitarian Pilote Initiative, in collaborazione con la ong tedesca Sea-Watch) e di Colibrì (un Mcr-4S a elica costato 130.000 giuro ai francesi di Pilotes Volontaires). Secondo un'inchiesta del Giornale, dal primo gennaio agli inizi di giugno Colibrì e Moonbird hanno accumulato 78 missioni, 54 delle quali partite da Lampedusa.
"Colibrì - dice l'Enac - non è un aeromobile certificato secondo standard di sicurezza noti ed è in possesso di un permesso di volo speciale che non gode di un riconoscimento per condurre operazioni su alto mare. È stato inoltre oggetto di modifiche significative di cui non abbiamo tracciabilità". Moonbird presenta caratteristiche simili. I rilievi vengono respinti dalla Sea-Watch, forte del parere di uno studio legale di esperti di aviazione che smonta l'approccio dell'Enac.
"Ci viene da pensare che dietro a queste complicazioni burocratiche - dice Giorgia Linardi, responsabile di Sea-Watch Italia - ci sia la volontà politica di fermare le attività di ricognizione". La desertificazione del cielo completa un processo in corso da mesi nel Mediterraneo centrale. Ancora ieri i volontari a bordo della Mare Jonio hanno potuto documentare come nelle sole ultime 24 ore, a fronte di almeno sei casi conclamati di gommoni in avaria grave, la cosiddetta guardia costiera libica (coordinata, come noto, dalla Marina italiana) non abbia emesso nemmeno un allarme Navtext, come invece sarebbe prassi.
Una scelta perfettamente coerente con quanto da tempo fanno i comandi militari e i centri di coordinamento europei che non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, come sarebbe invece loro dovere fare, ma interloquiscono direttamente ed esclusivamente con le autorità libiche.










