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di Mauro Bazzucchi

Il Dubbio, 19 maggio 2026

Vannacci cavalca i fatti di Modena per erodere ulteriore consenso alla Lega, che deve rispondere sullo stesso terreno. Mentre Meloni sceglie la strada della prudenza. La prudenza istituzionale di Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi da una parte. La controffensiva politica e mediatica della Lega dall’altra. Attorno al caso di Salim El Koudri, il giovane che a Modena ha investito diversi pedoni seminando il panico nel centro cittadino, il centrodestra si è mosso, come è noto, con velocità e registri diversi, lasciando emergere ancora una volta le profonde inquietudini che agitano il partito di Matteo Salvini sul terreno della sicurezza e dell’immigrazione. Un terreno sul quale il leader leghista sente sempre più il fiato sul collo del generale Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che da settimane martellano contro immigrati, islamismo e italiani di seconda generazione, cercando di intercettare l’elettorato più radicale della destra.

Mentre da Palazzo Chigi e dal Viminale filtrava la linea della cautela, in attesa degli sviluppi investigativi e degli accertamenti sulle eventuali fragilità psichiche dell’attentatore, la Lega ha immediatamente scelto la strada dello scontro politico. Salvini ha rilanciato la proposta di legge sulla revoca della cittadinanza e del permesso di soggiorno in caso di reati gravi, trasformando il caso Modena in una battaglia simbolica contro le cosiddette seconde generazioni considerate “non integrate”. “Se uno gira con un coltello in macchina, falcia la gente con la macchina e inneggia ad Allah su profili che sono poi stati chiusi da Facebook, allora è ancora più grave”, ha dichiarato il vicepremier a “24 Mattino”, aggiungendo che “sulle seconde generazioni che spesso non si integrano, prevedere revoca della cittadinanza ed espulsione sono temi su cui lavoriamo da un anno e mezzo”.

Poco dopo, sui social, Salvini ha alzato ulteriormente i toni: “Italianissimo, laureato e perfettamente integrato, non vi pare? Chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare l’attentato di Modena”. Fino all’affondo contro “tv e stampa di sinistra” accusate di voler “censurare” le frasi contro i cristiani attribuite a El Koudri. Una linea che nel giro di poche ore è diventata la posizione ufficiale della Lega. Dai capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo fino agli europarlamentari Silvia Sardone, Susanna Ceccardi e Anna Maria Cisint, il partito ha costruito una vera offensiva politica, insistendo sul fallimento dell’integrazione, sui rischi dell’islamismo domestico e sulla necessità di introdurre meccanismi più rigidi per il rilascio e il mantenimento della cittadinanza italiana.

Non solo. Gli eurodeputati del Carroccio hanno chiesto alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola di inserire nella plenaria di Strasburgo un dibattito sugli “attacchi terroristici di Modena” e sulla necessità di “rendere più stringenti i criteri di rilascio delle cittadinanze”. Parole e iniziative che dentro la maggioranza non tutti condividono. Forza Italia, pur senza entrare in rotta di collisione con Salvini, continua infatti a mantenere una linea molto più prudente, soprattutto sul tema delle seconde generazioni e della cittadinanza. Nel partito azzurro resta forte la convinzione che la destra rischi di infilarsi in una deriva propagandistica su un caso ancora tutto da chiarire dal punto di vista investigativo e giudiziario.

Una cautela che coincide anche con quella della premier Meloni, attenta a non alimentare tensioni incontrollabili mentre gli inquirenti cercano di ricostruire il profilo dell’aggressore. Ma la Lega sembra ormai ragionare con altre priorità politiche. Il punto non è soltanto contendere voti all’opposizione sul tema sicurezza. Il vero problema, per Salvini, è impedire che alla sua destra si consolidi un competitor capace di parlare senza filtri all’elettorato più identitario e arrabbiato.

Vannacci lo ha capito da tempo e continua a battere ossessivamente sugli stessi argomenti: islam, cittadinanza, degrado urbano, immigrati “non assimilati”, difesa dell’identità nazionale. Un pressing che nel Carroccio viene percepito come una minaccia concreta. La Lega prova così a non perdere la leadership della destra securitaria, alzando i toni ben oltre quelli scelti dal resto del governo. Anche a costo di aprire nuove crepe nella maggioranza.