di Francesco Grignetti
La Stampa, 17 dicembre 2019
La presidente del Senato: "Inammissibile, serve un disegno di legge". Insorge il M5S: "La droga non c'entra, vanno tutelati gli agricoltori". L'emendamento sulla cannabis light, quella a bassissimo grado stupefacente che fino a qualche mese fa si vendeva nei negozi, non s'ha da inserire nella legge di Bilancio.
Con decisione inappellabile, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, ha tagliato un nodo che da giorni aggrovigliava le discussioni tra maggioranza e opposizione e ha dichiarato "inammissibile" l'emendamento per estraneità di materia. Una decisione apparentemente tecnica, ma in realtà ad alto tasso politico e simbolico.
Che in Aula ha fatto applaudire freneticamente il centrodestra e però ha precipitato la presidente Casellati nel gorgo delle polemiche per tutto il giorno. "Siamo molto dispiaciuti della sua decisione - ha attaccato il senatore Matteo Mantero, M5s, firmatario dell'emendamento della discordia - l'emendamento non riguarda la droga, ma semplicemente degli agricoltori.
Le chiedo di dimostrare che la sua scelta era scevra da qualsiasi pressione della sua parte politica e voler mettere in calendario in votazione alla prima seduta utile la richiesta di urgenza per lavorare sulla canapa industriale, che ho depositato a luglio". Il suo collega Alberto Airola ha poi rincarato contro chi avrebbe adottato una "decisione politica".
E il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, ha appena salvato le forme: "Pur rispettando la decisione e l'autonomia della presidente del Senato, non posso non rimanere amareggiato". Accuse che sono state respinte dalla Casellati al mittente. "Come ho già specificato più volte - ha replicato a Mantero - mi spiace che lei si riferisca a una decisione che dovrebbe essere scevra da condizionamenti politici.
Le voglio far presente che lo sono tutte le mie decisioni. È una decisione meramente tecnica. Se ritenete questa misura importante per la maggioranza, fatevi un disegno di legge". Non c'è da meravigliarsi. Anche la liberalizzazione della cannabis light, infatti, al pari della liberalizzazione della sorella maggiore, è tema incandescente. Matteo Salvini, che da ministro gli aveva dichiarato guerra, ha ringraziato la presidente "a nome di tutte le comunità di recupero d'Italia. È stata evitata la vergogna dello Stato spacciatore".
Così anche Giorgia Meloni. O il senatore Maurizio Gasparri, che per primo era insorto al Senato contro l'emendamento grillino: "Forza Italia si batte contro le droghe. Ben vengano quelli che hanno condiviso la nostra contestazione a questo emendamento. Più siamo, meglio è". Di fatto, infilando l'emendamento nel convoglio blindato della legge di Bilancio, su cui il governo si apprestava a chiedere il voto di fiducia, non ci sarebbe stata partita. E perciò esulta il centro studi Livatino, di area cattolica: "Decisione di correttezza costituzionale".










