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di Emilio Pucci


Il Messaggero , 28 gennaio 2020

 

Il ministro Bonafede finisce sotto attacco. Senza più il paracadute di Di Maio e il pieno sostegno di un Movimento 5 stelle uscito con le ossa rotte dalle Regionali. "Ha avuto il coraggio di mettersi contro i magistrati e pure gli avvocati", spiegano i renziani che non hanno alcuna intenzione di arretrare sul no alla riforma della prescrizione.

Pure il Pd, premettendo di voler restare nel perimetro della maggioranza, non è disposto a coprirlo se non cambia posizione. Il Guardasigilli oggi illustrerà le linee programmatiche sulla giustizia ma ad attenderlo al Senato sarà un fuoco di fila proveniente proprio da Iv e dai dem. I primi minacciano di votare contro la relazione.

E questa mattina si metteranno di traverso sul tentativo messo in atto alla Camera da dem e M5S di rinviare in Commissione la proposta di legge Costa che arriva in Aula e punta a bloccare la norma entrata in vigore il l gennaio. Mentre i democratici hanno inviato un altro messaggio al Guardasigilli: occorre mettere da parte ogni deriva giustizialista e anche il "lodo Conte" che prevede la possibilità di applicare il blocco della prescrizione dopo il primo verdetto solo in caso di condanna, non basta più.

Ed è inutile pensare di bacchettare i giudici. Al momento sono due le strade ipotizzate dagli sherpa del Nazareno. La prima prevede di inserire nella legge delega della riforma del processo penale una norma "auto applicativa" che corregge subito la Bonafede.

La seconda di dare la possibilità ai condannati che chiedono la trattazione veloce del processo dopo il primo grado di poter usufruire di una sospensione di due anni. Non ci sarebbe quindi lo stop della prescrizione. Si valutano inoltre altre misure di garanzia. Il nodo però è politico. Renzi non è disponibile a compromessi e non intende cedere al pressing di Conte che anche ieri lo ha invitato a non smarcarsi. "Troveremo un accordo", ha detto il premier.

"Noi - osserva un big di Iv - andremo fino in fondo". Ecco il motivo per cui il Pd, di concerto con M5s vuole riportare in Commissione la proposta di legge Costa e lasciarla marcire. Insomma la strategia è disinnescare la mina (in Aula ci sarebbero dei voti segreti) e poi cercare una soluzione nella maggioranza. La riforma del processo penale non arriverà sul tavolo del Cdm giovedì, ma i dem si aspettano comunque un'accelerazione. "Non ci faremo dare patenti di garantismo. Neanche da chi pensa che gli innocenti debbano marcire in galera", afferma il dem Bazoli.