di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 2 luglio 2025
Annunci a piede libero. Dopo l’appello di Mattarella, il ministro della Giustizia si è lanciato in una serie di proclami di misure imminenti. Molte di queste già le avevano tentate (lui o i suoi predecessori) e sono fallite. Comunità per tossicodipendenti e chi non ha una casa, nuove carceri, i detenuti stranieri mandati “a casa loro”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha sciorinato una serie di misure qualche ora dopo l’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulle carceri. Il capo dello Stato ha invitato la politica a fare di più per fermare i suicidi.
Che, dopo il triste record dello scorso anno - quando a togliersi la vita in cella furono 88 persone - nel solo 2025 sono già arrivati a 38. Il ministro ha risposto con una lista di provvedimenti che, garantisce, saranno attuate a brevissimo. Ma è davvero così? Analizzando il tema non sembra. Perché alcune misure erano state già lanciate e non hanno avuto seguito, altre, invece, non sono mai state messe nero su bianco.
E così - mentre i detenuti muoiono suicidi, affrontano le celle invivibili d’estate, si trovano una sempre minor offerta di attività lavorative ed educative - il governo che ha varato 48 nuovi reati (senza contare le aggravanti) continua a lanciare sterili annunci di riforme che dovrebbero combattere il sovraffollamento delle carceri. Un sovraffollamento che, dati alla mano, sta raggiungendo livelli record. Come spiega Patrizio Gonnella di Antigone: “A fine maggio le persone detenute erano 62.445, a fronte di una capienza regolamentare ufficiale di 51.280 posti (e di una capienza effettiva di oltre 4.000 posti in meno). Il tasso di affollamento è superiore al 134% con tassi di crescita costanti e preoccupanti della popolazione detenuta (da inizio anno a fine maggio le presenze erano aumentate di più di 900 unità)”. Ma analizziamo la propaganda del governo, punto per punto.
Le comunità per tossicodipendenti? Numeri stabili Il Guardasigilli ha fatto sapere che il governo punta a “una detenzione differenziata” per i detenuti che hanno problemi di dipendenza da stupefacenti. La questione è tutt’altro che secondaria, dal momento che, secondo l’ultima relazione annuale al Parlamento sulle droghe, i detenuti tossicodipendenti a fine 2024 erano 19.755. Circa uno su tre. Il problema, però, è che non è la prima volta che l’esecutivo annuncia un nuovo modo di scontare la pena per le persone hanno una dipendenza. Ma nessuna svolta è all’orizzonte.
Secondo i dati forniti ad HuffPost da Antigone, dal primo gennaio al 15 giugno 2025, i tossicodipendenti che dal carcere sono stati affidati in prova ai servizi sociali sono 3711. Nello stesso periodo del 2024 erano 3509. C’è, quindi, un leggero aumento, ma è proporzionale all’aumento dei detenuti nell’ultimo periodo. E tutti gli altri? Restano in carcere, a scontare una pena e a combattere la loro dipendenza.
Comunità per chi potrebbe andare ai domiciliari ma non ha una casa. Che fine ha fatto quel decreto? Il rischio del “carcere privato”. Era l’estate del 2024 quando Nordio annunciava un decreto che avrebbe consentito a più detenuti di uscire dal carcere. Era rivolto in particolare a chi aveva il diritto di andare agli arresti domiciliari, ma non aveva una casa dove trascorrerli. E l’idea era di facilitare l’accesso in comunità anche ai tossicodipendenti. Ma le comunità sono state poi coinvolte? HuffPost lo ha chiesto a Caterina Pozzi, presidente del Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca): “No, non siamo stati coinvolti. L’anno scorso, a prescindere dal decreto, avevamo già accolto 400 persone. E avevamo messo subito a disposizione altri 220 posti. Non è certamente mancata la nostra apertura”. Pozzi lamenta un allungamento dei tempi dal momento in cui il detenuto presenta la domanda per entrare in comunità al via libera dei giudici. E si chiede: “Quando Nordio parla di comunità, si riferisce a quelle come le nostre, accreditate e seguite dalle Asl, o a un altro tipo di strutture? Perché la preoccupazione che abbiamo è che si voglia sdoganare una sorta di carcere privato. Che non sia, cioè, sotto il totale controllo dello Stato”. Per Pozzi: “La verità è che, per legge, i tossicodipendenti in carcere non dovrebbero proprio entrare. E il governo dovrebbe varare meno reati”.
Gli stranieri in carcere nel loro Paese? (Quasi) impossibile. Un’altra misura che, da tempo, il governo sponsorizza è quella di mandare i detenuti stranieri a trascorrere la pena a casa loro. Il ragionamento si fonda sul fatto che circa un terzo dei detenuti - a fine maggio erano 19.810 su un totale di 62.761 reclusi - sia di origine straniera. Il problema è che non è così semplice fare accordi con i Paesi esteri, affinché si riportino a casa degli autori di reato. Un accordo esiste con la Romania. Potenzialmente, quindi, i 2158 detenuti rumeni che sono nelle nostre prigioni potrebbero essere riportati nella loro terra d’origine. A meno che - e spesso è proprio quello che si verifica - non si siano già costruiti una vita e una famiglia in Italia. Non è mai decollato - perché mai ratificato dalle autorità marocchine - un accordo con il Marocco. I detenuti marocchini nelle nostre celle sono 4.346, pari al 21, 9% della popolazione straniera presente al 31 maggio. A inizio 2024, infine l’allora capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Russo, aveva annunciato che sarebbe arrivato un accordo con l’Albania. Il Paese di Edi Rama, cioè, avrebbe accolto i detenuti di origine albanese, che nelle celle italiane sono attualmente 1931. Nonostante la grande amicizia tra Rama e Meloni, però, l’accordo non è mai stato firmato.
L’ennesimo piano carceri in arrivo, ma in Italia nessuno di quelli varati ha mai funzionato. Come ha annunciato il ministro, il commissario alle carceri, Marco Doglio, dovrebbe nei prossimi giorni presentare un piano carceri che vada oltre il progetto di 384 posti da ricavare in container installati nei giardini dei penitenziari. I precedenti, però, non depongono a suo favore: di recente la Corte dei Conti ha massacrato tutti i piani carceri, o presunti tali, varati negli ultimi 10 anni. Non era andata meglio in epoche meno recenti. Dal piano di Roberto Castelli, che prevedeva sostanzialmente che lo Stato avrebbe preso in leasing strutture da privati, così da adibirle a carceri, fino a quello di Angelino Alfano, passando a quello degli anni 80 culminato in quello che è passato alla storia come “il piano carceri d’oro” - per i costi triplicati - nessun progetto è mai andato a buon fine. Qualcosa vorrà pur dire.











