sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Vinicio Marchetti

today.it, 27 aprile 2026

Nel 2026, qualcuno ha firmato un documento ufficiale per togliere il frigorifero ai detenuti. Prima che arrivi l’estate. Tranquilli: sicuramente non creerà nessun problema. Voglio che leggiate bene questa storia. Non è complicata. Non ha bisogno di giuristi, né di sociologi, né di commissioni parlamentari. Ha bisogno soltanto di un po’ di onestà. In Italia esistono 189 carceri. Dentro ci vivono esseri umani - alcuni colpevoli, alcuni in attesa di giudizio, alcuni che forse non avrebbero dovuto starci affatto. Ma tutti, senza eccezione, esseri umani. Con un corpo. Con una sete. Con la necessità, nelle giornate di agosto in una cella di pochi metri quadrati, sovraffollata, senza aria, senza pietà del sole, di poter bere un sorso d’acqua fresca. Qualcuno, al Largo Luigi Daga di Roma - sede del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il cuore decisionale del sistema carcerario italiano - ha firmato una circolare per togliere loro anche questo.

Non si parla di privilegi, ma di bisogni elementari - Non sto parlando di televisori al plasma. Non sto parlando di cellulari o di privilegi. Sto parlando di un frigorifero. Di quei piccoli elettrodomestici dove i detenuti tengono l’acqua, il latte, uno yogurt, qualche fetta di salume che il familiare ha portato in visita - controllato, registrato, autorizzato. Sto parlando della cosa più elementare che esista: tenere al fresco ciò che, se lasciato al caldo, fa male. Eppure qualcuno ha pensato che fosse necessario intervenire. Che fosse urgente. Che quella circolare andasse firmata adesso, ad aprile, mentre i meteorologi lanciano già i primi allarmi per l’estate in arrivo.

Oltre la crudeltà, l’assurdità tecnica - La cosa che mi colpisce di più non è la crudeltà del provvedimento. La crudeltà, in certi ambienti burocratici, è quasi fisiologica - nasce dall’abitudine a non guardare in faccia le conseguenze delle proprie decisioni. Ciò che mi colpisce è l’assurdità tecnica di questo atto. Il 31 marzo 2026 - meno di un mese prima - la stessa amministrazione penitenziaria aveva raccomandato di aumentare i frigoriferi nelle celle, per evitare che i detenuti lasciassero scorrere l’acqua dai rubinetti tutto il giorno per rinfrescare le bottiglie. Una misura di buon senso, di risparmio idrico, di igiene elementare. Firmata dal dottor Napolillo.

Venti giorni dopo, il Capo del Dipartimento firma l’opposto. Li togli. Li metti nei locali comuni. Li usi a orari prestabiliti. Come se la sete avesse un orario. Come se il caldo di agosto si fermasse davanti a un regolamento interno.

La voce di chi lavora nelle carceri - I dirigenti delle carceri - quelli che ci lavorano davvero, che aprono quegli istituti ogni mattina e li chiudono ogni sera sapendo esattamente cosa succede dentro - hanno scritto un comunicato che è, a tratti, un documento straordinario. Non per le parole usate, ma per la franchezza disperata di chi sa già come andrà a finire e vuole poter dire, quando accadrà: ve lo avevamo detto. Scrivono che se scoppieranno le rivolte - “e il rischio serio c’è” - a pagarne il prezzo non saranno i firmatari della circolare. Saranno i direttori, i comandanti di reparto, gli educatori, i poliziotti penitenziari rimasti in servizio nonostante gli organici ridotti all’osso. Quelli in trincea, come li chiamano. Quelli che non firmano circolari: subiscono le conseguenze di chi le firma.

C’è una frase nel comunicato che non riesco a togliermi dalla testa. Dicono che per decenni i detenuti italiani hanno lasciato scorrere l’acqua fredda dai rubinetti per rinfrescare le bottiglie, e che probabilmente “le carceri italiane hanno rappresentato per decenni il più importante affluente dei grandi fiumi che attraversano le nostre regioni”. È una frase ironica. Ma dietro c’è una realtà che fa male: per decenni nessuno ha risolto il problema. Nessuno ha pensato che bastasse un frigorifero. E ora che qualcuno lo ha fatto - ora che sono stati spesi fondi pubblici, ora che quegli elettrodomestici esistono fisicamente nelle celle - arriva qualcuno e dice: toglieteli. Dove? Non si sa. La circolare non lo dice.

Un chiarimento necessario - Voglio essere chiaro su una cosa, perché in certi dibattiti si fa presto a fraintendere. Non sto dicendo che le carceri debbano essere luoghi comodi. Non sto dicendo che chi ha commesso crimini non debba scontare una pena. Sto dicendo una cosa molto più semplice, e molto più antica: la pena è la privazione della libertà. Non la privazione della dignità. Non la privazione della salute. Non la privazione di un bicchiere d’acqua fresca. Lo dice la Costituzione. Lo dice il senso comune. Lo dice chiunque abbia mai avuto caldo sul serio.

La richiesta dei dirigenti penitenziari - I dirigenti penitenziari chiedono l’intervento del ministro Nordio, dei sottosegretari, del vice ministro. Chiedono che qualcuno, in cima alla catena di comando, abbia il coraggio di dire: questa circolare è sbagliata, la ritiriamo. È una richiesta modesta. Quasi timida, per la gravità della situazione.

Testimonianza e consapevolezza - Io non so se qualcuno risponderà. So che in questo paese certe cose vengono firmate nell’aria condizionata degli uffici ministeriali e poi dimenticate, mentre le conseguenze precipitano altrove - nelle celle, nei corridoi, sulle spalle di chi non ha né la firma né il potere di difendersi. Scrivere è un atto di testimonianza. Testimonio, allora, che nel 2026, in Italia, qualcuno ha ritenuto che un frigorifero nelle mani di un detenuto fosse un problema da risolvere. E che i pochi che hanno alzato la voce per dire che era una follia erano i direttori delle carceri - non i garantisti, non i politici, non i giornalisti. Quelli che ci lavorano dentro. Ascoltateli, finché siete in tempo.