di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 19 novembre 2021
Medhanie Tesfamariam Berhe, un ragazzo eritreo la cui vita è divenuta un vero inferno a causa di uno scambio di persona. Il giovane eritreo è stato ritenuto per errore dalla Procura di Palermo uno dei più temuti trafficanti di esseri umani, dal nome simile di Medhanie Yehdego Mered. Il giornalista Lorenzo Tondo ha scoperto la sua storia.
È lui il protagonista del libro di Lorenzo Tondo, che ci racconta di un agghiacciante errore giudiziario verso il quale l'Italia e i media italiani hanno mostrato indifferenza. E mentre ci parla di Berhe, Lorenzo Tondo chiarisce dinamiche che, quando si tratta di immigrazione, è fondamentale conoscere. La prima riguarda la vera identità dei trafficanti di esseri umani, che non sono le Ong, ma persone e organizzazioni criminali di cui spesso si conoscono nomi e affiliazioni. La seconda è strettamente collegata alla prima: gli inquirenti, in Italia, in seguito al naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, hanno deciso di contrastare il traffico di esseri umani come si fa con le mafie. Stesse metodologie di indagine e ricorso alle intercettazioni. Ecco perché l'identità dei trafficanti e le loro prassi sono note agli inquirenti italiani.
Ciò chiarisce come indagare e criminalizzare le Ong sia l'effetto di politiche razziste e xenofobe che nulla hanno a che vedere con la giustizia. Ma pur avvalendosi delle stesse risorse utilizzate contro la criminalità organizzata, ben presto ci si è resi conto che le nostre carceri si riempivano di migranti, spesso soccorsi da imbarcazioni militari italiane, trovati con in mano bussola e timone. Migranti mai stati trafficanti, ma che per la traversata avevano pagato come tutti e come tutti erano stati rapiti, torturati, abusati. A condannarli una bussola, un timone, qualche testimonianza spesso resa per paura. Prima di leggere Il Generale, avevo ascoltato Lorenzo Tondo raccontare la storia di Medhanie Tesfamariam Berhe, il giovane eritreo ritenuto a lungo ed erroneamente dalla Procura di Palermo essere Medhanie Yehdego Mered, uno dei più temuti trafficanti di esseri umani. Tondo ha deciso coraggiosamente di raccontare la vicenda di Berhe perché non ne ha potuto fare a meno. L'ho sentito elencare le evidenze processuali (conversazioni su Facebook, analisi del Dna) che avrebbero chiarito lo scambio di persona e risparmiato a Berhe anni di carcere e di sofferenze. Ma una kafkiana sete di giustizia ha impedito di poter vedere. Gli ho sentito raccontare di come Michele Calantropo, avvocato di Berhe, si sia recato in Svezia, a sue spese, per sottoporre al test del Dna il figlio del trafficante e provare così a scagionare il suo assistito. Il lavoro di ricerca a Tondo è valso una citazione in giudizio per diffamazione in sede civile da Calogero Ferrara - il magistrato che ha sostenuto l'accusa di Berhe - oggi in servizio presso la neocostituita Procura Europea (Eppo). A noi resta il racconto d'un giovane eritreo con sogni e speranze. Sogni e speranze diventati in Italia il peggiore degli incubi. Il minimo che si può fare è leggere la sua storia e raccontarla.









