di Francesco Musolino
La Stampa, 9 dicembre 2024
“Questa è la storia di Davide, Zampettone, er Gufo, il Tonno, il Pagliaccio, il Frappa e di tanti altri amici cresciuti a Ostia e diventati uomini più in fretta dei loro coetanei”. Questa è la storia di Davide Desario, cresciuto nella periferia romana fra le partite a pallone, le risse in strada, gli scherzi (anche crudelissimi), i bulli, le risate e alcuni momenti indimenticabili. Lui ha visto i suoi amici salvarsi o finire male, diventando negli anni uno dei cronisti di nera più apprezzati e dal 2023 dirige l’agenzia di stampa Adnkronos. Altri hanno preso strade diverse, alcuni non ci sono più e un giorno, facendo il giro delle telefonate in Questura, Desario scoprì casualmente che era stato trovato il cadavere di un ragazzo con la siringa in vena, “il solito tossico morto in pineta”. Quel ragazzo era Giustiniano, uno dei suoi più cari amici d’infanzia.
“Storie bastarde. Quei ragazzi cresciuti tra Pasolini e la Banda della Magliana” (pubblicato da Avagliano editore, con la prefazione di Francesca Fagnani) è un libro che puzza maledettamente di vita e di strada, bello in modo quasi crudele. L’ambientazione è l’estrema periferia di Roma, riunendo un collage di storie vere - “una umanità “de lama e de fero”“ - dando conto del lato oscuro della metropoli, mettendo al centro della pagina un gruppo di ragazzini, “una nutrita banda di pischelli brutti, sporchi ma buoni” ancora ingenui ma desiderosi di sentirsi adulti, in quel fazzoletto di Roma sgualcito e senz’anima. Sono esistenze all’ombra dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto il 2 novembre 1975 all’Idroscalo che aveva trasformato agli occhi dei romani quella propaggine nel Bronx. “Piazza Gasparri era e resta - scrive la giornalista Fagnani - il centro nevralgico di quella mala che unisce glorie locali, esponenti della Banda della Magliana e boss che arrivano da dentro e fuori la città, ben consapevoli del peso strategico di questa estrema propaggine urbana”. Ostia, il mare low-cost dei romani, fra bombe fritte, birre ghiacciate e gavettoni, ma dagli anni ‘80, “piazza Gasparri è stato il regno dell’eroina, a cui negli anni successivi si è aggiunto tutto il resto”.
Lo scenario è questo, le storie narrate da Desario sono vere, alcuni dei personaggi incontrati sono destinati a diventare “boss temuti e riveriti” che riempiranno le pagine della cronaca di morti ammazzati; ma, parafrasandolo, i medesimi fatti potrebbero accadere anche oggi alle Vele di Scampia, nello Zen di Palermo, alla Barriera di Torino o fra le strade di Quarto Oggiaro: lo sfondo è quel mondo grigio e reale in cui affondano le speranze, lì dove una vita vale meno di una scarpa di marca pestata per sbaglio o di uno sguardo di troppo alla ragazza del boss. Affronti che devono essere puniti con la morte e un post sui social, urlando al mondo intero il valore della parola “rispetto”. Ventisette storie firmando un romanzo criminale visto dagli occhi di un bambino, così Desario racconta del giorno in cui ha scoperto il cadavere di un impiccato, incrociando inconsapevolmente la strada dei “bravi ragazzi” della Banda della Magliana e della primula rossa delle Br, Barbara Balzerani. Scippi e rapine, motorini rubati e furtarelli, poi l’irruzione del sesso mentre il futuro è qualcosa che sfugge in quel mondo di bambini che diventano adulti troppo presto, perdendo per strada pezzi, fra overdose e morti ammazzati. “In quegli anni a Ostia le pistole sputavano fuoco a più non posso. Le pistole dei neri. Le pistole dei rossi. Le pistole dei giovani spacciatori e dei vecchi usurai. E le pistole della polizia e dei carabinieri che all’epoca sembravano molto più sceriffi e non sempre buoni” ma leggendo Desario si ha l’impressione che quel mondo perduto era un mondo di pericoli consapevoli.
Oggi le pistole pesano ancora meno e per diventare adulti in fretta basta poggiare il dito sul grilletto e fare fuoco, fra una sniffata e una botta offerta dal boss di turno. Giocando alla roulette russa con la propria vita senza alcuna responsabilità, quasi come prigionieri di un videogioco, senza alcun futuro in cui poter sperare. Vince solo il più forte. E perdiamo tutti insieme, facendo la conta dei morti.










