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di Silvio Messinetti

Il Manifesto, 4 agosto 2026

“Il tempo del male”, un romanzo di Santo Gioffrè pubblicato da Castelvecchi. Ci sono zampilli di lava e fiamme nella copertina dell’ultimo romanzo di Santo Gioffrè, “Il tempo del male” (Castelvecchi, pp. 124, euro 17). Il vulcano potrebbe essere l’Etna ed è nell’area mitologica dello Stretto di Messina che si dipana la storia del dottor Gesualdo Di Giovannantonio. Oppure potrebbe essere Stromboli, dove il protagonista - che attraversa “la sciara del fuoco” - ha svolto il praticantato di medico condotto. Santo Gioffrè si cimenta nel noir con una intensità che attraversa memoria, violenza, giustizia e tormento interiore.

Sullo sfondo la Calabria degli anni delle faide, della pervasività della ‘ndrangheta, delle grandi tensioni sociali e politiche, ma anche il dramma di un uomo chiamato a fare i conti con il proprio passato e con il confine sottile tra vendetta e giustizia. Un’opera che intreccia storia, impegno civile e riflessione sull’animo umano.

L’autore si incunea con grande abilità nei meandri del giallo politico, nella Messina universitaria degli anni’70 lì dove la militanza assumeva spesso i connotati della violenza e dello scontro a fuoco. E la violenza attraversa tutta la narrazione, non è una prova di potenza bensì l’ingrediente principale che tiene inchiodato il protagonista alla sua fragilità. Gesualdo è un medico che ha lasciato da tempo la Calabria e un passato che credeva sepolto. La lettura casuale di un articolo di cronaca riporta alla luce un nome: Leo D’Amantea, il picciotto di ‘ndrangheta che decenni prima aveva assassinato Enzo Capoferro, il compagno di lotta e militanza di Gesualdo, sulle scale dell’università di Messina. Enzo, infatti, non era solo un comunista ammantato da ideali.

Portava un cognome pesante quello di una famiglia di ‘ndrangheta che sulle alture dell’Aspromonte combatteva una lunga guerra per il controllo del territorio contro i D’Amantea. Da quel momento in poi inizia il tormento introspettivo di Gesualdo, tornano i ricordi delle lotte studentesche, dell’amore assoluto tra Enzo e Giulia, della violenza che ha segnato un’intera generazione, elementi che si intrecciano a una tensione interiore che non si è mai davvero placata. Ecco, dunque, la violenza e la vendetta che trasformano i personaggi, li disumanizzano, li fanno cambiare e diventar altro rispetto a ciò che erano.

Personaggi alla ricerca continua di una loro giustizia che né gli uomini né le leggi hanno saputo dare. Il tempo del male è un romanzo che indaga quarant’anni di storia italiana, e Santo Gioffrè scava nelle zone oscure della società calabrese per iniziare una riflessione sul contesto sociale di oggi. Nell’analisi introspettiva di Gesualdo, l’autore entra nella fragilità del protagonista, alla ricerca continua del suo male oscuro fino a disegnarne una figura contraddittoria, ma profondamente complessa e dolente, capace di una razionalità ancestrale anche nei gesti più estremi. Un romanzo dello smarrimento e della ricerca assidua del mezzo per sconfiggere la solitudine, le delusioni e le disillusioni.

Santo Gioffrè riesce con sapienza a miscelare il giallo politico alla Carlotto con il racconto vivido della ‘ndrangheta profonda, quella pastorale e primordiale, che ricorda i romanzi di Gioacchino Criaco fino a condurci nella introspezione conflittuale del protagonista, con tratti quasi dostoevskiani, con un uomo sconfitto dalla vita che si ritira nelle latebre della propria identità interiorizzante, un luogo oscuro dove la psiche è preda delle sue contraddizioni più forti e delle sue fratture più dolorose.

*La presentazione domani alle 21 nell’ambito della rassegna “Parole in Sila” a Camigliatello Silano. Con l’autore dialogherà Stefano Musolin