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di Marta Serafini

Corriere della Sera, 9 maggio 2024

Da domani nelle librerie, le testimonianze dei cooperanti di Medici Senza Frontiere in un volume che racconta il mondo attraverso le loro storie. “Cosa resta degli affanni del mondo, cosa delle ingiuste morti e dei dolori, ma cosa, anche, della capacità dell’essere umano di rinunciare a ciò che conosce per andare incontro all’altro? Due cose: lo specchio, e la testimonianza”. Scrive così Valeria Parrella nell’introduzione di “Storie Senza Frontiere” , il primo libro di racconti per ragazzi di Medici senza frontiere, firmato da Gigliola Alvisi in collaborazione con l’associazione, edito da Piemme, nelle librerie da domani.

Medici Senza Frontiere è una grande famiglia fatta di infermieri, logisti, psicologi, operatori sanitari, medici e molte altre figure professionali. È un osservatorio sul mondo in cui l’essere umano è al centro. Un luogo ideale dove chiunque “stia in terreno” sa di trovare aiuto e sostegno. Giulia, la coordinatrice finanziaria, che dopo una laurea in Economia frequenta uno stage in Msf e decide di restare invece di andare a lavorare in azienda. Moussa, il mediatore culturale nato in Costa d’Avorio e arrivato a Lampedusa, 12 anni fa. Enrico 50 anni infermiere che arriva a Raqqa appena liberata dall’Isis. Ma anche Candida che voleva fare la giornalista ma in un campo profughi in Sud Sudan ha capito che voleva fare qualcosa che le sembrasse più utile. Volontari, li chiamano spesso. Come se fossero missionari mossi da una vocazione. E la vocazione c’è, sicuramente: quella di partire di vedere luoghi lontani e provare a portare nel mondo un pezzettino di giustizia sociale e di sostegno in Paesi dove anche un ospedale è un lusso. Ma c’è anche la professionalità e il coraggio perché - come scrive Valeria Parrella - “l’assenza della paura, nel mondo della paura, è il traguardo più alto per una comunità”.

Le loro storie, raccolte in questo libro, raccontano di Paesi lontani e vicini, di guerre dimenticate, di ospedali in prima linea, di accoglienze e sostegno, della complessa macchina organizzativa che garantisce elettricità, acqua potabile, cibo, farmaci, sicurezza a chi ne ha assoluto bisogno. Ed è sempre più spesso grazie alle voci di questi professionisti che riportiamo ciò che accade nei luoghi più inaccessibili e interdetti alla stampa. Crimini di guerra compresi. Non solo operatori umanitari allora. Ma anche testimoni e occhi. Dietro ogni racconto, il volto di bambini, donne, uomini a cui è stata data la possibilità di una nuova vita. E quello di operatori che sanno esattamente qual è la loro missione: garantire cure e dignità ai propri pazienti. Esseri umani che aiutano altri esseri umani.