di Andreina Baccaro
Corriere della Sera, 29 aprile 2021
"Un detenuto mi parlò di una imminente strage nera, lo dissi al Sisde". Insabbiate le rilevazioni di Tamburino. "Ribadisco di non avere mai incontrato il dottor Tamburino". È il 14 maggio di due anni fa, davanti ai magistrati della Procura generale che indagavano sui mandanti della strage di Bologna erano seduti, messi a confronto, l'ex generale del Sisde di Padova Quintino Spella e il giudice Giovanni Tamburino. Per più di un'ora l'ex capo dei servizi segreti della città veneta negò di aver mai ricevuto informazioni su un imminente attentato in preparazione da parte dell'estrema destra nell'estate del 1980, persino quando i magistrati gli fecero notare che il suo interlocutore aveva annotato degli appunti tenuti insieme da una graffetta oggi arrugginita che ne testimonia l'autenticità." Quest'atteggiamento mi sembrò incomprensibile, quasi sciocco da parte sua negare di avermi mai incontrato. Mi dispiace che si parli di una persona defunta", ha testimoniato ieri davanti alla Corte d'Assise il giudice Tamburino.
Quintino Spella è morto a gennaio, portandosi nella tomba i suoi perché, ma se fosse ancora vivo sarebbe sul banco degli imputati con l'accusa di depistaggio per la quale era stato già rinviato a giudizio. Ora restano imputati l'ex carabiniere Piergiorgio Segatel (depistaggio), l'immobiliarista romano Domenico Catracchia (false informazioni ai pm) e l'ex di Avanguardia nazionale Paolo Bellini per concorso in strage.
Il giudice Tamburino, 77 anni, visibilmente affaticato, non ha rinunciato a portare in aula la sua ferma versione su quel terribile messaggio premonitore che ricevette in qualità di magistrato di sorveglianza dall'estremista di destra Luigi Vettore Presilio il 10 luglio: un imminente attentato "che avrebbe fatto parlare tutti i giornali" al quale sarebbe seguito l'omicidio di un giudice. Messaggio subito girato ai servizi segreti ai quali lo indirizzarono i carabinieri.
Alla Corte il giudice ha consegnato i suoi appunti e l'agenda nella quale annotò quattro incontri con Spella tra il 15 luglio e il 6 agosto. "Familiarità con Scibilia da 15 anni", "perso di vista da due mesi", "su Freda conferma" annotò mentre parlava con lo 007 il quale gli confermò che Vettore Presilio era una fonte del suo uomo Giacomo Scibilia, incaricato di scoprire qualcosa sull'ordinovista Franco Freda.
Quando il 2 agosto 1980 scoppia la bomba in stazione, Tamburino ripensa subito a quelle rivelazioni e alle 8 di mattina del 6 agosto invia una relazione ai pm bolognesi, che il pomeriggio si precipitano in carcere a Padova per sentire il detenuto. "Mi informarono che aveva confermato tutto", ha detto ieri Tamburino, che all'epoca si sentì con l'anima in pace sapendo di aver fatto il possibile per informare i servizi. Invece inspiegabilmente nessuno pensò allora di interrogare anche il giudice.
Sempre il 6 agosto Spella torna da Tamburino, che annota ancora quanto gli riferisce sulla fonte Vettore Presilio: "abbiamo sempre collaborato, soggetto conosciuto". "La cosa mi sconcertò - ha detto ieri -, perché me lo venne a dire dopo la strage, ma io le informazioni gliele avevo passate prima". Sconcerto che l'ex giudice dovette provare anche quando seppe che Vettore Presilio, dopo agosto, era stato accoltellato in carcere da quattro uomini incappucciati.
"Mi convinsi che volevano ucciderlo". Eppure lo stesso Spella il 17 luglio, due giorni dopo l'incontro con Tamburino che ha negato, inviò a Roma il colonnello Amos Spiazzi, informatore dei servizi all'epoca condannato in primo grado per il golpe Borghese, per reperire informazioni. Ne venne fuori una relazione riservata datata 28 luglio 1980 che arriva a Roma 24 ore prima della strage al capo del Sisde Giulio Grassini, iscritto alla loggia massonica P2.
In quel documento, ieri depositato dall'accusa, si dice che i Nar stavano preparando qualcosa di micidiale e rastrellando, insieme ad altri gruppi dell'estrema destra, armi ed esplosivo. Ma non una parola sulle rivelazioni di Vettore Presilio, insabbiate. Nessuno consegnò mai ai magistrati quel rapporto, che spunterà anni dopo durante una perquisizione a casa di Spiazzi.











