di Luigi Manconi
La Repubblica, 1 marzo 2023
Fino a questo momento sono sessantaquattro i morti, tra cui 15 minori e 21 donne, e oltre quaranta i dispersi del naufragio avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio nelle acque davanti a Cutro, sulle coste calabresi. Orlando Amodeo, ex funzionario di polizia, medico e soccorritore, ha detto: “Questa tragedia si poteva evitare. È come se sia quasi voluta. Se io so dal primo giorno che una nave è in difficoltà, le vado incontro. Perché non è stato fatto? Noi abbiamo imbarcazioni che tranquillamente affrontano il mare a forza 7, io c’ero, ero lì, ho visto il mare” (il Fatto Quotidiano, 27.02.2023).
Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha dichiarato: “Si devono bloccare le partenze”. Se c’è un nodo - un dato, un fatto, una circostanza - sul quale il fallimento, più ancora che della politica, della ideologia del governo di Giorgia Meloni è palese, è quello rappresentato dagli sbarchi di migranti e profughi sulle coste italiane.
Mettetevi nei panni di un elettore di destra, nutrito per anni dalla propaganda contro “l’invasione” degli stranieri, dalle invettive sempre truculente e spesso volgari contro l’ex ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, dalle promesse mirabolanti di Matteo Salvini (“d’ora in poi sbarchi zero”) e dagli impegni reiterati dell’attuale titolare del Viminale, e confrontate tutto ciò con i dati di realtà.
Nel periodo tra il primo gennaio e il 27 febbraio del 2021 sono sbarcate sulle coste italiane 4.887 persone; nel medesimo periodo del 2022, 5.474; tra l’inizio dell’anno e il 27 febbraio del 2023, 14.437. Avete letto bene: con il governo di Giorgia Meloni gli sbarchi si sono molto più che triplicati rispetto allo stesso periodo del 2021 e più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2022.
Degli oltre 14mila migranti sbarcati in Italia quest’anno, la gran parte sono di nazionalità guineana e gli altri provengono da Costa d’Avorio, Pakistan, Tunisia, Egitto, Bangladesh, Eritrea, Camerun, Siria, Mali, a cui si aggiunge il dato del 43 per cento di persone provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Tra i naufraghi dell’ultimo fine settimana, queste sono le nazionalità più ricorrenti: afghana, pakistana, iraniana, somala e palestinese.
La tragedia di domenica 26 febbraio è successiva di appena pochi giorni al provvedimento assunto dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e dalla Capitaneria di Porto di Ancona nei confronti della nave Geo Barents, che fa riferimento a Medici Senza Frontiere: 20 giorni di fermo e una multa tra i 2mila e i 10mila euro, per non aver fornito tutte le informazioni richieste dalle autorità italiane riguardo l’ultima missione che si è conclusa lo scorso 17 febbraio con lo sbarco di 48 persone.
Così Medici Senza Frontiere: “ci viene contestato di non aver condiviso i dati del VDR (Voyage Data Recorder), richiesti a Geo Barents subito dopo l’assegnazione del porto di Ancona. Mai prima di questa occasione ci era stata rivolta questa richiesta e il Comando della nave ha sempre fornito tutte le altre informazioni relative alla missione (come il diario di bordo)”.
Infatti, i dati VDR hanno lo scopo di fornire, in una forma sicura e sempre disponibile, informazioni riguardanti la posizione, il movimento, lo stato fisico, il comando e il controllo di una nave nel periodo che precede e segue un incidente marittimo.
In questo caso, non si era verificato alcun incidente. Il che dimostra quanto sia stato arbitrario il provvedimento preso nei confronti della nave della Ong. Cosa c’entra tutto questo con il naufragio davanti alle coste calabresi? In apparenza nulla ma - a ben guardare - c’è una relazione diretta tra i due fatti: se la strategia generale del governo è quella di “bloccare le partenze”, è ovvio che dissuadere le Ong dallo svolgere la propria attività è componente essenziale di tale piano. E il piano si rivela fallimentare, come i dati relativi al 2023 - vigente e potente il governo Meloni - dimostrano.
La smentita più inequivocabile alle parole del ministro dell’Interno e alla politica dell’esecutivo si trova nelle parole della poetessa keniota Warsan Shire: “Nessuno mette i suoi figli su una barca, a meno che l’acqua non sia più sicura della terra” (come ricorda Oscar Nicodemo su Gli Stati Generali).









