sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andrea Galli

Corriere della Sera, 14 aprile 2023

Dalle intercettazioni sparite al giallo delle macchie di sangue. I legali di Rosa Bazzi e Olindo Romano: “Lieti che finalmente la magistratura si stia interessando di nuovo al caso”. Ma i tempi per concludere l’iter saranno lunghi. Nel caso, i tempi saranno comunque lunghi. Ma certo, nonostante i 16 anni già trascorsi da allora - era il dicembre del 2006 - nonché soprattutto la definitiva risoluzione del mistero secondo le decisioni dei giudici, la strage di Erba potrebbe avere una nuova narrazione. Anche rivoluzionaria rispetto alla coppia giudicata omicida, Olindo Romano e Rosa Bazzi. Il sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Tarfusser, ha infatti chiesto di riaprire il fascicolo. Un’azione che ora, ed eccoci alla probabile non immediatezza dell’iter, dovrà dapprima essere avallata dai vertici del suo ufficio e venir trasmessa alla Corte d’Appello di Brescia.

Per intanto, e questo rimane indubbio, Tarfusser ha accolto il meticoloso lavoro del pool difensivo della coppia di coniugi, in carcere per l’omicidio della 30enne Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, la nonna del piccolo Paola Galli (60), e la vicina di casa Valeria Cherubini (55). Quattro cadaveri, un unico sopravvissuto, ovvero Mario Frigerio, deceduto a gennaio, il quale si disse testimone diretto del massacro. Il legale Fabio Schembri ha redatto un dossier che poggia sulle diversificate relazioni di una quindicina di esperti.

Costoro avrebbero approfondito le seguenti piste: alcune intercettazioni ambientali relative al medesimo Frigerio che non sarebbero mai entrate nel procedimento; gli audio e i video antecedenti le confessioni di Romano e Bazzi; i filmati girati in carcere dal criminologo Massimo Picozzi, nominato consulente della difesa (da un altro avvocato), filmati che seppur protetti dall’ovvio riserbo sarebbero al contrario circolati; e ancora, lo studio di un genetista secondo cui la traccia di sangue “decisiva” isolata sulla macchina di Olindo sarebbe stata una pura “illusione ottica”. Ma allora, se togliamo dalla scena il marito e sua moglie, dove cercare il killer oppure i killer? Nel sottomondo della droga e in un conseguente regolamento di conti tra bande rivali.

Il legale Schembri dice che “possiamo essere lieti di come finalmente la magistratura si stia interessando a una possibile riapertura”. I tempi tecnici, anzi gli eventuali tempi tecnici, conviene ripeterlo, non dovrebbero essere rapidissimi, a meno di imprevisti colpi di scena. Quanto finora raccontato, peraltro, non sarebbe esaustivo nella misura in cui il medesimo pool degli avvocati possiede altri elementi, non dimenticando l’imminente testimonianza che verrà resa da un amico di Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e papà di Youssef, e nell’immediatezza ricercato quale unico stragista. Uno dei tanti, molteplici errori commessi sia nelle fasi iniziali delle indagini, sia forse anche dopo. Loro, i diretti interessati, al netto delle ammissioni che li avrebbero collocati sulla scena del crimine senza margini di dubbio, sempre leggendo le carte dell’inchiesta fino alla sua conclusione, si sono professati innocenti, sovente andando lì, ai giorni in cui i magistrati li interrogavano adoperando “metodi non corretti”. Senza infine omettere, a corredo esterno oppure forse no, certe pubblicazioni, in una vicinanza temporale alla strage, che contenevano informazioni assai segrete. Ma avute da chi? E con quale ipotetico fine ultimo?