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di Andreina Baccaro

Corriere di Bologna, 6 marzo 2025

Esclusa la bomba, resta la pista della battaglia aerea. Le 63 rogatorie a vuoto. La verità sulla strage di Ustica potrebbe rimanere sepolta per sempre e l’abbattimento del DC-9 Itavia, inabissatosi la sera del 27 giugno 1980 con 81 vittime innocenti a bordo, restare senza colpevoli. La Procura di Roma, dopo anni di indagini, ha chiesto l’archiviazione dei due procedimenti ancora aperti per la strage di Ustica. Quello avviato nel 2008 dopo alcune dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che affermò di sapere che quella notte un aereo militare francese si mise sotto il Dc9 e lanciò un missile per sbaglio. La rabbia dei famigliari delle vittime.

La verità sulla strage di Ustica potrebbe rimanere sepolta per sempre e l’abbattimento del DC-9 Itavia, inabissatosi la sera del 27 giugno 1980 con 81 vittime innocenti a bordo, restare senza colpevoli. La Procura di Roma, dopo anni di indagini, ha chiesto l’archiviazione dei due procedimenti ancora aperti per la strage di Ustica.

Quello avviato nel 2008 dopo alcune dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che affermò di sapere che quella notte un aereo militare francese si mise sotto il Dc9 e lanciò un missile per sbaglio e il fascicolo aperto nel 2022 dopo un esposto dell’Associazione per la verità su Ustica in cui si sollecitavano i magistrati a verificare la pista della bomba esplosa a bordo del volo partito da Bologna diretto a Palermo. I pm romani accreditano la tesi di una battaglia aerea ma devono fermarsi di fronte all’impossibilità di ricevere risposte esaurienti alle decine di rogatorie che negli ultimi anni sono state inviate soprattutto a Usa e Francia. Risposte che non sono mai arrivate oppure arrivate in maniera incongruente e confusa.

L’attività peritale porta ad escludere la presenza di un ordigno all’interno dell’aereo. Per chi indaga nessun elemento sembra avvalorare la matrice terroristica di quanto avvenuto. Di contro le piste più accreditate, così come emerso anche nelle indagini del passato, restano quelle di una collisione con altro oggetto volante o di una deflagrazione avvenuta in uno scenario di guerra per mano di jet militari.

La cui nazionalità però resta impossibile da accertare. Tra le centinaia di documenti presenti in atti anche il file audio con l’ultimo tratto della registrazione della scatola nera dal quale è emerso che uno dei piloti, pochi istanti prima che si perdesse il contatto radar, la frase “guarda cos’è”. Le ultime parole prima che l’aereo si inabissasse in uno dei misteri più fitti d’Italia. La richiesta di archiviazione riapre le polemiche trai familiari delle vittime: Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei familiari, parla di “grande dolore per i nostri morti che non hanno ancora avuto completa giustizia e delusione per i tanti anni di indagini e sforzi di magistratura e avvocati che non hanno ancora potuto portare alla completa verità”.

Per il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, “questo è il momento in cui la nostra comunità deve far sentire la propria voce forte nel chiedere che questa terribile strage, che ha strappato alla vita 81 civili innocenti, non resti senza colpevoli e, soprattutto, senza la speranza di individuarli”. E l’ex sindaco Virginio Merola sollecita “che il Governo italiano chieda con decisione ai Paesi alleati, a cominciare dalla Francia, di collaborare con informazioni adeguate al lavoro della magistratura”.

Anche Bonfietti insiste: “È necessario che la Repubblica italiana continui a pretendere collaborazione da tutti gli Stati amici e alleati per la propria dignità nazionale e per dare giustizia e verità alle vittime della strage di Ustica. L’avevamo sempre ribadito - prosegue -, anche nell’ultimo anniversario a Bologna, confortati dalle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ci è sempre stato vicino, che il nodo centrale dell’indagine era la collaborazione degli Stati amici e alleati, che avevano aerei da guerra nella vicinanza del DC9 quella notte”. L’avvocato dei familiari delle vittime Alessandro Gamberini, che sottolinea di voler aspettare la notifica dell’atto, osserva che la richiesta di archiviazione potrebbe essere “la presa d’atto che il sistema giudiziario ha fatto quel che poteva, di più non può fare”. Infine il segretario regionale del Pd, Luigi Tosini: “Mi unisco ai sentimenti di amarezza e indignazione di chi da decenni lotta affinché questa terribile strage non resti senza colpevoli e, soprattutto, senza la speranza di individuarli”.