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di Franco Corleone

L’Espresso, 20 settembre 2024

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sta assumendo sempre più l’immagine del difensore della storia migliore dell’Italia. Un volto severo e serio che si contrappone alla sguaiataggine che connota tanti esponenti della vita pubblica. Il 14 settembre scorso ha partecipato ad Ampezzo alla cerimonia per celebrare gli ottant’anni della Zona libera della Carnia, una repubblica partigiana caratterizzata da una realtà ampia per territorio e che comprendeva 40 paesi con oltre 80 mila abitanti. La Carnia, terra martoriata già nella Grande Guerra con l’esperienza della tragica guerra di montagna, nel secondo conflitto mondiale subì prove di violenza e di dolore incommensurabili.

La costituzione della repubblica avvenne il 1° agosto 1944 con il libero voto espresso nei Comuni non solo dagli uomini, ma anche dalle donne: una conquista civile che anticipò l’introduzione del voto femminile in occasione dell’elezione della Assemblea costituente e del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Va anche detto che tra i princìpi fondamentali venne prevista l’abolizione della pena di morte, sancita poi nella Costituzione della Repubblica: scelta straordinaria in un tempo in cui il clangore delle armi si imponeva senza pietà.

L’esperienza di autogoverno era stata preceduta il 21 e il 22 luglio 1944 da una strage nazifascista perpetrata nella Malga di Promosio e nella Valle del But: una vera carneficina con più di trenta vittime innocenti. La Repubblica ebbe una durata limitata a causa anche dell’occupazione della Carnia da parte dei cosacchi alleati di Adolf Hitler, un popolo cui era stata promessa quella terra come nuova patria.

Il discorso di Mattarella è stato drastico nella condanna senza ambiguità del fascismo complice del nazismo. Ha esaltato la sfida dei partigiani e della popolazione alle truppe di occupazione, rifiutando l’attendismo, senza aspettare la liberazione da parte degli alleati. Una lotta per l’indipendenza e per ritrovare la dignità e non essere sudditi, ma cittadini dopo venti anni di dittatura. Mattarella ha esaltato la repubblica partigiana come laboratorio di democrazia e ha ricordato l’ammonimento di Giuseppe Mazzini di rifiutare la libertà regalata da altri e non conquistata. Il 1944 fu un anno “carico di orrore”, in tutta Italia si verificarono stragi ed eccidi senza giustificazione, se non per l’odio e la rabbia di un sogno di dominio spezzato: da Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto, dal carnaio delle Fosse Ardeatine alla pratica della tortura in via Tasso a Roma e a Villa Triste a Firenze e a Milano.

La Carnia, terra di frontiera, fu l’ultimo lembo di Italia liberata il 2 maggio 1945, subendo distruzioni di paesi ed eccidi anche a tempo scaduto. Sono passati ottant’anni, ma la memoria non si è ancora tradotta in giustizia. La legge del 2022 che ha istituito un Fondo per risarcire le vittime è incredibilmente boicottata: quasi si ritenesse di dover ricompensare creditori, invece che sanare ferite in carne viva. Così le cause per il risarcimento dei danni provocati dal Terzo Reich vanno a rilento e proprio in Friuli si assiste a un boicottaggio della legge.

Il presidente Massimiliano Fedriga, che ha ascoltato le parole di Mattarella, dovrebbe chiedere al governo di far cessare questo ostruzionismo delle avvocature dello Stato, intollerabile e offensivo. La presidenza del Consiglio è responsabile di un comportamento che mette in dubbio reati contro l’umanità, imprescrittibili.